La replica della redazione di Report
Di fronte alle accuse provenienti da Gasparri, la redazione di Report ha diffuso un comunicato nel quale ha respinto le contestazioni e ha rivendicato la legittimità del proprio lavoro. Nella nota, la trasmissione ha precisato che il senatore avrebbe cercato di ostacolare la messa in onda dell’inchiesta attraverso dichiarazioni e iniziative mediatiche mirate a sollevare dubbi sulla correttezza della divulgazione dei materiali investigativi. “Il senatore con le sue agenzie sta cercando di bloccare l’inchiesta di questa sera sulle stragi di mafia. La trasmissione andrà regolarmente in onda e mostrerà audio inediti che raccontano fatti rilevanti e testimonianze dirette sugli attentati di Capaci e via D’Amelio”, si legge nella posizione ufficiale di Report. La redazione ha quindi ribadito che il lavoro svolto rientra pienamente nelle prerogative del giornalismo d’inchiesta, che prevede la possibilità di utilizzare documenti, registrazioni e atti rilevanti per la comprensione di vicende di interesse pubblico.
Secondo il programma di RaiTre, gli audio inediti e le ricostruzioni proposte offrirebbero un contributo documentale significativo alla conoscenza dei fatti, in particolare sulla questione dei mandanti esterni delle stragi e sui presunti sopralluoghi condotti nei giorni precedenti l’esplosione del tritolo sull’autostrada Palermo-Punta Raisi. L’intento dichiarato è quello di andare oltre la cronaca giudiziaria tradizionale, mettendo a confronto testimonianze, atti e dichiarazioni raccolti nel corso di anni di indagini e inchieste giornalistiche. La posizione espressa dalla trasmissione insiste anche sulla rilevanza pubblica delle stragi di mafia, eventi che hanno segnato profondamente la storia repubblicana. In questa prospettiva, l’utilizzo di fonti eterogenee, incluse registrazioni e testimonianze, viene presentato come strumento necessario per mantenere viva l’attenzione su vicende che, pur appartenendo al passato, continuano a incidere sul presente, sia sotto il profilo giudiziario sia sul piano della memoria civile.

Un tema ancora centrale nel dibattito politico e mediatico
Lo scontro tra Gasparri e Report si colloca in un contesto più ampio, in cui il tema delle stragi di mafia resta altamente sensibile nel dibattito pubblico italiano. Gli attentati del 1992 contro Falcone e Borsellino continuano a essere oggetto di approfondimenti, commissioni parlamentari, processi e nuove indagini, con particolare attenzione alle possibili connessioni tra criminalità organizzata, politica e apparati dello Stato. Le trasmissioni di giornalismo investigativo, come Report, svolgono in questo ambito un ruolo di rilievo, ma si trovano spesso al centro di controversie. Da un lato, viene riconosciuta la funzione di stimolo alla ricerca della verità storica e giudiziaria; dall’altro, non mancano contestazioni da parte di esponenti politici o istituzionali che ritengono alcune ricostruzioni mediatiche fuorvianti, incomplete o non coerenti con gli atti ufficiali.
Molti osservatori sottolineano che l’attenzione verso i mandanti esterni, le catene di comando, i possibili depistaggi e le omissioni che avrebbero segnato le prime fasi delle inchieste sia essenziale per completare il quadro delle responsabilità. In questa prospettiva, documenti d’archivio, atti processuali, testimonianze dirette e materiali audio acquisiti nel tempo rappresentano tasselli che, se correttamente contestualizzati, possono contribuire a una comprensione più articolata degli avvenimenti. Allo stesso tempo, le reazioni forti di figure politiche come Maurizio Gasparri evidenziano quanto il tema resti divisivo e complesso. A oltre tre decenni dagli attentati di Capaci e di via D’Amelio, l’Italia continua a interrogarsi sulle responsabilità di chi pianificò, autorizzò o coprì quelle operazioni criminali. Il lavoro di programmi come Report, con l’utilizzo di audio inediti e ricostruzioni cronologiche, si inserisce in una più ampia riflessione pubblica su verità giudiziarie, verità storiche e memoria collettiva.
Il fascicolo riaperto dal Gip di Caltanissetta, che dispone nuove indagini sui possibili mandanti esterni, conferma l’esigenza, ancora attuale, di chiarire punti rimasti oscuri. L’attenzione verso eventuali responsabilità indirette, coperture o interferenze esterne alle organizzazioni mafiose tradizionali rappresenta uno dei filoni più delicati e controversi delle inchieste sulle stragi del 1992.