La critica al silenzio della Chiesa cattolica
La veemenza di Mario Adinolfi non si è fermata alla condanna dello Stato tedesco, ma si è rivolta direttamente contro la Chiesa Cattolica italiana. Il fondatore del Popolo della Famiglia si è dichiarato “meravigliato” per il silenzio dei cardinali italiani “davanti alla barbarie che si consuma nello stesso giorno delle loro amene assemblee”. Questo silenzio, secondo Adinolfi, è sintomatico e pericoloso, tanto da fargli affermare che sia una delle ragioni per cui “avanza ovunque il pericolo islamico”.
Nonostante il forte giudizio sulla scelta delle gemelle, definite “tragica quanto grave e sbagliata,” egli ha espresso il desiderio che Alice ed Ellen Kessler meritino “sgomento e cordoglio sinceri, poi preghiere per le loro anime che speriamo abbiano incontrato la misericordia del Signore”. Il punto centrale della sua critica morale è indiscutibile: “La vita non è un bene disponibile e lo Stato che sopprime è ingiusto“. Con queste parole, Adinolfi ha tentato di scuotere il clero e i fedeli, esortandoli a prendere posizione contro quello che egli percepisce come un attacco ai valori fondamentali della civiltà.
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L’appello all’Italia: difendere la civiltà contro la cultura della morte
Concludendo la sua analisi, Mario Adinolfi ha lanciato un chiaro e accorato monito all’Italia. L’ex parlamentare ha espresso la speranza che il Paese non decida di seguire “la via dettata dal Nord Europa che da sempre genera ideologie pericolose, specie quelle che partono dalla Germania“. Adinolfi invita i cattolici e l’ordinamento giuridico italiano a non tacere davanti a quanto accaduto alle gemelle Kessler, poiché questo riporta alla mente “gli anni più bui del Novecento”. Egli si oppone con fermezza a coloro che vorrebbero spacciare queste morti come “splendidi testimonial di un presunto nuovo diritto”, ammonendo che “il diritto alla morte non esiste“.
Secondo la sua visione, esso è soltanto la “negazione del diritto alla cura anche dell’incurabile, anche dell’anziano non produttivo, anche del sofferente senza speranza”. L’obiettivo finale di Adinolfi è che l’Italia mantenga salda la sua posizione etica e giuridica, continuando a “difendere sfidando la cultura utilitaristica della morte” di altri paesi europei, conservando una civiltà che protegga ogni vita, indipendentemente dal suo stato di produttività o salute.