Tinto Brass, le frane a Isola Farnese e l’isolamento del 2026
Un altro capitolo delicato si apre all’inizio del 2026 e, questa volta, non riguarda soltanto le condizioni fisiche del regista. A complicare la quotidianità di Brass e della moglie è anche una situazione di isolamento legata alla viabilità di Isola Farnese, località alle porte di Roma nella quale la coppia vive.
Dal 9 gennaio 2026, due frane provocano la chiusura della strada di accesso al borgo, lasciando i residenti alle prese con notevoli difficoltà negli spostamenti. Per raggiungere la località era necessario affrontare una scalinata di 141 gradini: un’alternativa estremamente complicata per una persona anziana con importanti problemi di mobilità come Brass.
Le conseguenze non si limitano ai disagi quotidiani. L’interruzione della viabilità rende infatti difficile raggiungere gli specialisti e organizzare le visite mediche di cui il regista aveva bisogno. È soprattutto Caterina Varzi a denunciare pubblicamente la situazione, esprimendo preoccupazione per le condizioni del marito e per l’impossibilità di garantirgli con regolarità gli accertamenti necessari.
Nell’aprile 2026, in un’intervista al Corriere della Sera, anche Brass racconta le difficoltà vissute durante quei mesi. L’isolamento aveva alimentato amarezza e sconforto, trasformando un problema di viabilità in una questione che riguardava direttamente la sua possibilità di ricevere assistenza. La vicenda diventa così anche una battaglia pubblica per sollecitare le istituzioni a trovare una soluzione.
Quando la strada viene parzialmente riaperta, il regista non nasconde il sollievo e commenta con due parole che restituiscono bene il peso di quel periodo: “Finalmente libero”. Una liberazione attesa dopo mesi nei quali anche gli spostamenti più semplici erano diventati un ostacolo.

Tinto Brass, la setticemia e il ricovero d’urgenza prima della morte
Proprio nel maggio 2026 arriva un’altra prova particolarmente seria. Tinto Brass viene ricoverato d’urgenza per una setticemia, una grave infezione sistemica, come racconta la moglie Caterina Varzi. Il ricovero avviene dopo mesi complicati, durante i quali l’isolamento della loro abitazione aveva reso difficile organizzare visite e controlli medici.
Le condizioni del regista vengono descritte come molto serie. La setticemia rappresenta un’ulteriore complicazione in un quadro clinico già delicato, segnato da precedenti eventi neurologici e da difficoltà motorie che negli anni avevano progressivamente ridotto la sua autonomia.
A raccontare l’evoluzione del ricovero è ancora Varzi. Nonostante la gravità della situazione, Brass reagisce alle cure e durante la degenza arriva persino a chiedere di poter fumare un sigaro. Un particolare che restituisce un’immagine del suo carattere e delle sue abitudini, anche in un momento in cui la preoccupazione per la sua salute era particolarmente forte.
L’infezione viene superata e il regista riesce a tornare nella sua abitazione di Isola Farnese. La setticemia non segna dunque la fine del suo percorso, ma costituisce uno degli episodi più difficili dell’ultimo periodo.
La morte arriva il 4 novembre 2026, a 93 anni, a Roma. Secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, a spegnere il regista sarebbe stata un’improvvisa crisi cardiaca. Non sono stati resi noti ulteriori elementi clinici che consentano di stabilire un collegamento diretto tra il decesso e la setticemia affrontata alcuni mesi prima, né con le precedenti patologie.
Dall’emorragia cerebrale del 2010 al ricovero del 2021, fino alla difficile parentesi dell’isolamento a Isola Farnese e alla grave infezione del maggio 2026, l’ultima parte della vita di Tinto Brass è stata segnata da una successione di prove fisiche importanti. Una dimensione privata che si affianca alla storia di uno dei registi più riconoscibili e controversi del cinema italiano, capace di costruire un immaginario personale e di lasciare un segno nel dibattito sulla rappresentazione del corpo, dell’erotismo e della libertà artistica.
