“Non riesco più a vedere un caminetto acceso”: la frase che gela l’Aula
Il momento che ha segnato il punto di non ritorno è arrivato con poche parole, semplici ma devastanti. Davanti all’aula, Rita Dalla Chiesa ha confessato il peso che quelle immagini continuano ad avere nella sua vita quotidiana: una rivelazione personale in piena regola, tutt’altro che studiata a tavolino. “Non riesco più a vedere un caminetto acceso, non ce la faccio. Dietro quelle fiamme vedo i volti di quei ragazzi. I familiari devono sapere che sono diventati anche la nostra famiglia”. In quella frase si è ribaltato completamente il copione classico dell’intervento istituzionale: niente distacco, niente frasi fatte, ma un’ammissione quasi intima, con la deputata che si è mostrata fragile come chiunque stia ancora elaborando un trauma collettivo.
La Dalla Chiesa, che il pubblico ricorda soprattutto per gli anni trascorsi al timone di Forum, ha usato la sua credibilità televisiva per trasformare il discorso in una sorta di abbraccio allargato. Non solo ai parenti delle vittime, ma a tutti quelli che, guardando i video dell’incendio, non riescono più a togliersi dalla mente quelle fiamme altissime, il fumo, le grida, il caos. Colpisce soprattutto l’idea dei ragazzi “diventati anche la nostra famiglia”. Un’uscita che supera i confini dei partiti e che, per un attimo, cancella le classiche divisioni tra maggioranza e opposizione. In quell’istante, l’aula si è trasformata in un salotto nazionale del dolore, con una sola, enorme famiglia allargata a fare i conti con lo stesso lutto.


Strage Crans-Montana, Rita Dalla Chiesa commossa in Aula: Non riesco più a vedere caminetto acceso pic.twitter.com/pYisd3q8Di
— Agenzia VISTA (@AgenziaVISTA) January 13, 2026
Il post social di Rita Dalla Chiesa: il Parlamento “unito sotto lo stesso dolore”
Naturalmente, in piena era social, un momento del genere non poteva restare confinato tra i banchi della Camera. Poco dopo l’intervento, Rita Dalla Chiesa ha deciso di fissare tutto nero su bianco sui suoi profili, trasformando quel passaggio istituzionale in un messaggio pubblico dal forte impatto emotivo e, sì, anche mediatico. Nel suo post, la deputata ha scritto: “Oggi in Parlamento il mio ricordo per i nostri figli di Crans. Un Parlamento che per la prima volta ho visto unito, maggioranza e opposizione, sotto lo stesso terribile dolore. Non dimentichiamoli, questi ragazzi. Non dimentichiamo la disperazione delle loro famiglie. E aiutiamo, con il nostro amore, chi e’ in un letto di ospedale a cercare di riprendersi la vita. E grazie al papà e nonno Antonio Tajani”.
Parole che suonano quasi come un piccolo evento storico: la politica che per una volta, invece di dividersi su tutto, si trova compatta nel riconoscere lo stesso lutto, lo stesso senso di ingiustizia, la stessa richiesta di verità. Una foto di gruppo emotiva, più che istituzionale, con il ministro Tajani elevato al ruolo affettuoso di “papà e nonno” dell’aula. Il dettaglio curioso? In un Paese dove si litiga persino sulle virgole dei comunicati, è bastata una tragedia lontana geograficamente ma vicinissima emotivamente per vedere tutti d’accordo, almeno per qualche ora. E a fare da voce di questo raro momento di unità è stata proprio lei, Rita Dalla Chiesa, quella che oggi confessa di non riuscire più a guardare un caminetto acceso senza vedere, dietro le fiamme, i volti di quei ragazzi. La sensazione, alla fine di questa giornata, è che il suo crollo emotivo non sia stato un segno di debolezza, ma la dimostrazione che, anche in mezzo a regolamenti, mozioni e votazioni, c’è ancora spazio per qualcosa di profondamente umano: il dolore condiviso. E, forse, anche la voglia di non lasciare che questa tragedia finisca presto nel dimenticatoio.