La palazzina di Milano e il caso degli istituti religiosi
L’ex conduttore entra poi nel merito di due episodi richiamati da Nerazzini. Il primo riguarda un servizio sulle vicende di una palazzina milanese: Ranucci spiega che non avrebbe acquistato quel lavoro poiché, secondo quanto riferisce, la Rai lo aveva già retribuito attraverso un contratto. Una scelta che, a suo giudizio, avrebbe protetto sia l’azienda sia il giornalista.
«Di questo ho prove e testimonianze», afferma Ranucci. Il secondo caso citato riguarda invece un’inchiesta su alcuni istituti religiosi. L’ex conduttore riferisce di essersi opposto all’attribuzione alla Procura di Milano della mancata contestazione dell’autoriciclaggio ai frati, rilevando che all’epoca dei fatti il reato non era ancora previsto dal codice penale.
Nel suo intervento, Ranucci ricorda inoltre l’assoluzione pronunciata dal Tribunale di Milano il 17 maggio 2019, con sentenza n. 6368/2019, successivamente divenuta definitiva. Sono questi, secondo la sua ricostruzione, gli elementi che chiarirebbero le ragioni editoriali delle decisioni contestate.
Il doppio ruolo a Report e il precedente Gabanelli
Nel messaggio trova spazio anche Giorgio Mottola e il tema del doppio incarico di autore e conduttore svolto da Ranucci. L’ex direttore di Report richiama il precedente di Milena Gabanelli, che avrebbe ricoperto una funzione analoga per vent’anni.
Ranucci contesta inoltre il richiamo a una direttiva dell’ex direttore generale Rai Luigi Gubitosi, secondo la quale un direttore non avrebbe potuto assegnarsi la conduzione. Per l’ex conduttore, quella disposizione aveva invece l’obiettivo di impedire che un dirigente utilizzasse il proprio incarico per ottenere vantaggi economici.
Le nomine del 2016 e del 2020
Ranucci ricostruisce anche le tappe della sua nomina alla conduzione di Report. Spiega di essere stato scelto nel 2016 dalla direttrice di Rai3 Daria Bignardi e, quattro anni più tardi, da Franco Di Mare, allora vicedirettore ad personam.
Secondo quanto riferito dall’ex conduttore, l’incarico sarebbe stato svolto senza compenso e senza indennità. Nella stessa ricostruzione, Mottola avrebbe continuato a lavorare per Report senza limitazioni, firmando anche inchieste che gli avrebbero attirato forti critiche in ambito politico.
Le cifre indicate per Giorgio Mottola
Ranucci affronta anche la questione economica relativa a Mottola. Nel post sostiene che l’inviato sarebbe arrivato a percepire circa 330 mila euro l’anno per la vendita delle proprie inchieste, importo che comprenderebbe, secondo la sua versione, anche le spese di montaggio e le trasferte.
«La cifra più alta tra tutti gli inviati», afferma l’ex conduttore. Per Ranucci, questo dato sarebbe un ulteriore elemento a sostegno dell’assenza di condizionamenti nei confronti del giornalista.
Il caso Bellavia e la vicenda Lavitola
Un’altra parte dell’intervento è dedicata a Gian Gaetano Bellavia e al cosiddetto caso Lavitola. Ranucci riferisce che Bellavia avrebbe chiesto a Mottola di realizzare un’inchiesta su di lui dopo il chiarimento della vicenda. «Ben venga», replica l’ex conduttore.
Ranucci richiama quindi le intercettazioni presenti negli atti dell’indagine sull’attentato subito. A suo dire, quegli atti documenterebbero anche l’impegno per difendere Bellavia e il suo spazio dalle accuse di spionaggio pubblicate da alcuni giornali riconducibili alla famiglia Angelucci e rilanciate in trasmissione anche da Luca Barbareschi.
L’ex conduttore afferma inoltre di avere sostenuto la realizzazione di un’inchiesta completa sul caso Bellavia, respingendo così l’ipotesi di aver ostacolato ulteriori approfondimenti sul già consulente di Report.
La risposta di Mottola e il futuro di Report
La replica di Giorgio Mottola è arrivata attraverso l’Ansa. L’inviato ha scelto di non alimentare il confronto pubblico con Ranucci: «Per rispetto della lunga e gloriosa storia di Report, non mi farò trascinare in una lotta nel fango», ha dichiarato.
La frase interrompe, almeno per ora, il botta e risposta seguito alla puntata di Filorosso. Rimangono tuttavia aperti sia il procedimento sul possibile rientro di Ranucci alla conduzione sia il dibattito interno ed esterno sul futuro della storica trasmissione d’inchiesta di Rai3.
