Il rimpianto di Hollywood e la frase che racconta tutto
Il successo americano, però, non si trasformò nella favola hollywoodiana che in tanti avrebbero immaginato. In seguito, l’attrice confessò di aver rimpianto quel tentativo di spostare la sua vita artistica oltre oceano. Il motivo è tagliente, umano, quasi brutale nella sua semplicità.
In alcune interviste spiegò che, superati i quarant’anni, si era resa conto di non essere “affascinante” secondo i canoni richiesti dall’industria cinematografica statunitense. E così, invece di inseguire un ideale che non le apparteneva, tornò a concentrarsi su ciò che sapeva fare meglio: il teatro britannico, dove la forza di un’attrice vale più di qualsiasi etichetta.
Una carriera teatrale implacabile: dai grandi teatri ai riconoscimenti
È sulle scene londinesi e nei teatri più prestigiosi che Jane Lapotaire ha costruito la parte più solida e significativa del suo percorso. Oltre al Young Vic, lavorò al Bristol Old Vic, al National Theatre e con la Royal Shakespeare Company, attraversando testi, stili e generazioni come solo i grandi sanno fare.
Nel 2025 era stata insignita del titolo di Cbe e aveva partecipato alla cerimonia di conferimento al Castello di Windsor appena un mese fa. Un’immagine potente, oggi, se si pensa alla distanza brevissima tra l’onore e l’addio.
Tra le opere teatrali più rilevanti del suo repertorio si ricordano The Homecoming, La bisbetica domata, Edipo, Misura per misura, Come vi piace, Shadowlands e Amleto, quest’ultimo accanto a Kenneth Branagh. Portò anche in tournée Maria Callas nello spettacolo Master Class di Terrence McNally, dimostrando di saper reggere il peso di un mito.
Il momento più drammatico: l’emorragia cerebrale e la rinascita
Dietro le luci, però, ci sono stati anche giorni terribili. Nel 2000, durante le repliche di Master Class, Lapotaire fu colpita da una grave emorragia cerebrale. Un episodio improvviso, spaventoso, capace di cambiare tutto in un attimo. Lei stessa lo raccontò nella sua autobiografia del 2003, Time Out of Mind.
Dopo gli interventi chirurgici e una lunga convalescenza, riuscì comunque a tornare a lavorare. E non fu un ritorno simbolico: continuò a muoversi tra teatro e televisione con la stessa determinazione di sempre, apparendo in Casualty (2009), Downton Abbey (2014) e di nuovo in The Crown (2019), dove interpretò la madre del principe Filippo, duca di Edimburgo.

I film e l’ultimo capitolo su Netflix
Nel 2020 apparve anche nella versione Netflix di Rebecca, tratta dal romanzo di Daphne du Maurier, interpretando la nonna accanto a Lily James, Kristin Scott Thomas e Armie Hammer. Un’altra tessera aggiunta a una carriera che non ha mai smesso di rinnovarsi, rimanendo credibile e intensa fino alla fine.
Nel cinema prese parte a diversi titoli, tra cui Antonio e Cleopatra (1972), Lady Jane (1986), Surviving Picasso di James Ivory (1996), Shooting Fish (1997) e The Young Messiah (2016).
La vita privata: il figlio e il legame con Roland Joffé
Jane Lapotaire lascia il figlio Rowan Joffé, nato dal matrimonio con il regista Roland Joffé, noto per il film The Killing Fields. I due furono sposati dal 1974 al 1980.
Nata il 26 dicembre 1944 a Ipswich, nel Suffolk, studiò recitazione al Bristol Old Vic prima di entrare nel National Theatre sotto la direzione di Laurence Olivier nel 1967. Poi, nel 1974, l’approdo alla Royal Shakespeare Company: l’inizio di un cammino che avrebbe lasciato un segno profondo nella storia del teatro britannico e nella memoria di chi l’ha vista recitare, anche solo una volta.