
Vittorio Sgarbi è dimagrito e non parla: il dolore della figlia
Evelina racconta di un padre “Dimagrito in modo quasi irrecuperabile, terribilmente invecchiato, muto. Sembrava avesse cento anni. Mi sono domandata: ma come può un uomo come lui, pieno di energia, di voglia di vivere, provocatore, entusiasta della vita e del mondo, sempre circondato, essere ridotto così?”.
Evelina Sgarbi, da quanto è emerso, non vedeva suo padre dallo scorso settembre. Già in quel periodo, come ha riferito, sul suo volto iniziavano ad apparire le prime ombre; era visibilmente dimagrito, ma riusciva ancora a parlare e a mangiare autonomamente. A novembre, però, le sue condizioni sono peggiorate drasticamente, fino al totale silenzio. “A dicembre ho lavorato tutto il mese in una profumeria a Milano. Ho cercato di contattarlo più volte con telefonate e messaggi, senza ottenere alcuna risposta – ha raccontato ancora nell’intervista, secondo quanto riportato da Today – Normalmente dopo qualche tentativo, essendo sempre super attivo, mi rispondeva o richiamava. Preoccupata, ho cercato di chiamare le persone del suo entourage stretto, ma sono riuscita a parlare solo con la sorella Elisabetta, che in quel momento non era con lui e mi ha consigliato di insistere”.
“Come è potuto succedere?”: la figlia di Sgarbi nello sconforto
Dopo numerosi tentativi, l’unico a risponderle fu l’autista di Vittorio Sgarbi, ma riuscire a vederlo sembrava irrealizzabile. Così, nei giorni scorsi, ha deciso di recarsi in ospedale vedendo la situazione in prima persona. Dopo lo choc iniziale, Evelina ha trovato la forza di raccontare il proprio dolore nel vedere il deperimento del padre. “Come si è potuto arrivare a tutto questo? – ha continuato Evelina Sgarbi nell’intervista – Isolato, quasi in stato catatonico, lui, Vittorio Sgarbi, amato o odiato, sempre così attivo, presente ed efficace in tutti i domini della vita pubblica e sociale. Credo che sia necessario farlo seguire in una apposita struttura, specializzata in psichiatria Senza un intervento decisivo non può guarire e, da figlia, fatico ad accettarlo“.