Ospiti e momenti di spettacolo nella serata finale
La finale ha rafforzato la componente spettacolare puntando su presenze capaci di ampliare l’attenzione oltre la competizione. Tra i momenti più commentati, l’ingresso di Andrea Bocelli all’Ariston a cavallo ha rappresentato una scelta scenica fuori dagli schemi, costruita per sorprendere e dare alla serata un tono solenne e teatrale.
Nel finale, la settimana sanremese di Laura Pausini si è conclusa con una performance che ha chiuso simbolicamente l’edizione, inserendosi in una programmazione che ha alternato musica dal vivo, apparizioni speciali e passaggi istituzionali tipici del Festival.

I dati di ascolto: share alto, ma confronto con gli anni precedenti
Sul fronte degli ascolti, i dati ufficiali indicano che la finale ha raccolto in media 11 milioni 22 mila telespettatori, con uno share del 68,8%. Pur confermando la centralità del Festival nella programmazione televisiva, si tratta di un risultato inferiore rispetto alle edizioni più recenti: rispetto al 2025, la finale perde circa due milioni di spettatori, mentre rispetto all’ultima finale sotto la conduzione di Amadeus il calo si attesta intorno ai tre milioni, considerando che allora si superarono i 14 milioni di telespettatori.
In termini percentuali, tuttavia, lo share resta elevato e supera quello di diverse finali degli anni più recenti, in particolare quelle del 2021, 2022 e 2023, segnalando come il Festival continui a concentrare una quota significativa dell’attenzione televisiva nella sua fascia di trasmissione.
Guardando alla dinamica complessiva, emerge un ridimensionamento in valori assoluti rispetto agli anni immediatamente precedenti, pur con una solida tenuta sul piano della quota di pubblico. A influire su questi numeri sono fattori strutturali già noti della televisione generalista: la platea si distribuisce su un numero maggiore di canali e piattaforme, mentre la fruizione on demand e lo streaming riduce l’audience in diretta. In questo contesto, il Festival di Sanremo rimane un evento capace di catturare l’attenzione, seppure non immune dai fenomeni di frammentazione del pubblico.
Classifica, premi e riconoscimenti: la serata oltre il primo posto
Oltre alla vittoria di Sal Da Vinci, la finale ha assegnato anche i riconoscimenti collaterali. Il premio della critica è andato a Fulminacci, un risultato che, come spesso accade, segnala una distinzione tra il giudizio complessivo della competizione e l’apprezzamento per proposte considerate particolarmente originali o ricercate.
La classifica generale si è sviluppata lungo un percorso coerente con le aspettative maturate durante la settimana, con conferme tra i nomi rimasti stabilmente ai vertici del gradimento e un esito conclusivo che ha consolidato il ruolo dei finalisti più seguiti.

Il passaggio di testimone e l’eredità dell’ultima edizione di Carlo Conti
La chiusura dell’ultima edizione sotto la conduzione di Carlo Conti ha combinato risultati artistici e segnali di transizione: da un lato l’esito della gara, dall’altro la formalizzazione del nuovo ciclo affidato a Stefano De Martino. In questo senso, il passaggio di consegne non è stato solo un momento televisivo, ma un elemento di continuità nella struttura del Festival.
Nel bilancio complessivo, la finale ha proposto un mix di musica e spettacolo che ha valorizzato la dimensione simbolica dell’evento: l’ingresso scenografico di Bocelli, la chiusura affidata a Pausini e l’annuncio del nuovo conduttore hanno contribuito a costruire una serata dal forte impatto narrativo, in linea con la tradizione del Festival di Sanremo.
Guardando ai dati, il risultato resta solido ma non eccezionale nel confronto più immediato con le edizioni precedenti. La performance in termini di share conferma una notevole capacità di attrazione, mentre la diminuzione di pubblico in valore assoluto evidenzia il cambiamento delle abitudini di visione e la crescente competizione tra offerta televisiva e digitale.
Con la vittoria di Sal Da Vinci e il brano “Per sempre sì”, l’assegnazione del premio della critica a Fulminacci e la transizione verso Stefano De Martino, l’edizione si archivia come un capitolo di chiusura e rilancio: un finale che conserva i tratti storici del Festival e, al tempo stesso, prepara la prossima fase della manifestazione.