Presidente della Regione: la stagione dell’unità autonomistica
Il punto più alto nella carriera di Franco Rais arrivò il 4 dicembre 1980, quando fu eletto Presidente della Regione. Il contesto era tutt’altro che semplice: si tentava una formula di unità autonomistica, un equilibrio politico che metteva insieme forze diverse, con l’obiettivo di dare stabilità e prospettiva in anni carichi di tensioni.
L’accordo, però, si scontrò con un limite imposto dall’alto: il noto veto Piccoli, che bloccava l’alleanza con i comunisti. Fu allora che i partiti locali decisero di procedere comunque, scegliendo una presidenza socialista. Rais rimase alla guida fino all’11 maggio 1982, ricordato per un ritmo di lavoro eccezionale e per un’attitudine rara alla collaborazione, lavorando accanto a figure come Andrea Raggio, Mario Melis e Giorgio Carta.
Dal Consiglio regionale alla Camera: l’approdo nazionale e la scelta di dimettersi
Terminata la presidenza, la traiettoria istituzionale proseguì con un altro incarico di rilievo: fu Presidente del Consiglio regionale dal maggio 1983 al giugno 1984. Un ruolo che richiede equilibrio e autorevolezza, soprattutto quando le distanze politiche rischiano di trasformarsi in muri.
Nel 1987 arrivò l’elezione alla Camera dei deputati. Ma nel 1991 scelse di interrompere in anticipo l’esperienza parlamentare: si dimise dopo la nomina a presidente del Credito Industriale Sardo. Alla guida del Cis visse l’ultima fase della sua attività pubblica, prima del ritiro dalla scena politica e istituzionale.
L’eredità politica e il ricordo: un osservatore lucido fino all’ultimo
Chi lo ha incrociato nelle battaglie più dure, e chi lo ha conosciuto nel lavoro quotidiano, oggi parla soprattutto di un tratto umano: la serietà senza rigidità, la fermezza senza arroganza. La sua scomparsa riapre album di memorie legate agli anni Settanta, a una politica che pretendeva fatica e presenza, e che cercava di rispondere ai bisogni reali delle persone.
Fino agli ultimi tempi Rais è rimasto un osservatore delle dinamiche sociali ed economiche della Sardegna, seguendo con lucidità i cambiamenti e guardando con malinconia al tramonto della Prima Repubblica e del suo partito. Ma ciò che resta non è solo nostalgia: è una traccia concreta nelle istituzioni, e una pagina di storia regionale che continua a parlare anche adesso, nel giorno dell’addio.