La nuova ricostruzione del delitto di Garlasco
Gli Ermellini della Corte di Cassazione, nell’ultima decisione sul caso Garlasco, avevano definito l’omicidio come un delitto d’impeto, consumato in un lasso di tempo estremamente contenuto. Secondo quella ricostruzione, i 23 minuti privi di alibi per Stasi sarebbero stati sufficienti a comprendere l’eventuale tragitto in bicicletta da casa sua all’abitazione dei Poggi, l’aggressione e il successivo rientro. Una sequenza ritenuta compatibile con una lite iniziata la sera precedente, proseguita fino alla mattina seguente e degenerata rapidamente nell’omicidio.
Il nuovo lavoro peritale, però, introduce alcuni elementi che potrebbero modificare questa scansione temporale. Come spiegato da Dario Redaelli, criminalista consulente della famiglia Poggi, quella mattina i due fidanzati avrebbero consumato insieme la colazione, verosimilmente in un clima già teso, prima che la situazione degenerasse fino all’aggressione mortale. A sostegno di tale ipotesi è stato richiamato un dato emerso in seguito: la presenza del DNA di Stasi su un contenitore di Estathé rinvenuto tra i rifiuti, evidenziata nel corso di nuovi accertamenti tecnici.
Questa interpretazione, pur ritenuta rilevante da chi assiste la famiglia Poggi, presenta tuttavia alcuni punti critici. Se nei 23 minuti disponibili dovessero essere ricompresi non solo gli spostamenti e l’azione delittuosa, ma anche un momento di colazione, sia pure rapido, la concentrazione di eventi in un arco temporale così ristretto appare difficilmente conciliabile con una dinamica complessa come quella di un’aggressione con arma da taglio o da corpo contundente. A ciò si aggiungono le incertezze sull’arma del delitto, che secondo alcune valutazioni potrebbe non essere stata unica, e la necessità di reperirla all’interno dell’abitazione, aspetti che tendono ad allungare ulteriormente i tempi necessari per l’esecuzione materiale del fatto.

La posizione della famiglia Poggi e il ruolo dei consulenti
La famiglia Poggi, sin dalle prime fasi dell’indagine, ha sempre mantenuto una linea di fiducia nelle risultanze processuali che hanno portato alla condanna di Alberto Stasi. Il ricorso a consulenti tecnici di parte è stato orientato a consolidare e approfondire gli elementi acquisiti, non a ipotizzare la responsabilità di soggetti diversi. In questa cornice, il recente approfondimento sulla colazione e sul DNA rilevato sull’Estathé è interpretato come un tassello ulteriore a sostegno della presenza di Stasi nella casa di Chiara in orari molto prossimi al decesso.
Secondo quanto riferito da Dario Redaelli, le nuove analisi sono state finalizzate a definire con maggiore precisione la routine mattutina dei due fidanzati e a capire se tra loro vi fosse stata una discussione significativa poco prima dell’omicidio. Il rinvenimento del contenitore di Estathé con tracce genetiche attribuibili ad Alberto è stato quindi valutato come un possibile riscontro a una presenza prolungata del giovane nell’abitazione nella fascia oraria critica. A livello giudiziario, tuttavia, questo elemento necessita di essere inserito in un quadro più ampio di compatibilità temporali, movimenti e accessi alla villetta.
Parallelamente, la figura di Andrea Sempio continua ad essere oggetto di attenzioni investigative, ma la famiglia Poggi e i loro legali escludono qualsiasi suo coinvolgimento. L’indagine per concorso in omicidio, arrivata a distanza di molti anni dai fatti, viene valutata dai consulenti della parte civile come non coerente con il complessivo patrimonio probatorio già esaminato nei procedimenti che hanno portato alla condanna di Stasi. La posizione dei genitori di Chiara è che gli elementi raccolti a carico dell’amico di Marco non modifichino i punti cardine della ricostruzione processuale.
In questo contesto, la nuova ricostruzione del delitto non è finalizzata a indicare un diverso autore, ma piuttosto a precisare alcuni aspetti della dinamica interna alla casa, degli orari e dei rapporti tra i protagonisti nelle ultime ore di vita della giovane. La linea della parte civile resta quindi quella di una conferma sostanziale delle responsabilità già accertate, con l’obiettivo di consolidare la verità giudiziaria agli atti.
Le criticità temporali e l’effetto sul quadro accusatorio
La nuova lettura degli orari e delle azioni nella villetta di Garlasco solleva una questione centrale: la compatibilità tra il tempo disponibile attribuito ad Alberto Stasi e la complessità della presunta dinamica omicidiaria. Se la mattina del 13 agosto 2007 i due avessero davvero fatto colazione insieme, inserendo quindi un ulteriore momento di interazione nella stessa finestra temporale in cui si sarebbe consumato il delitto, la concentrazione degli eventi nei soli 23 minuti privi di alibi diventerebbe ancora più difficile da sostenere sul piano cronologico.
Inoltre, le incertezze sull’arma del delitto hanno un impatto diretto sulle valutazioni temporali. L’ipotesi che l’omicidio possa essere stato commesso con più strumenti, o con un oggetto non immediatamente disponibile nelle vicinanze della vittima, implica un maggiore dispendio di tempo per il presunto autore: individuazione dell’arma, eventuale recupero da un’altra stanza, utilizzo e possibile occultamento successivo. Tutti passaggi che, se sommati al tragitto in bicicletta e a un’eventuale colazione, finiscono per mettere sotto pressione la compatibilità con la finestra oraria indicata nelle sentenze.
Questa situazione genera quello che diversi osservatori hanno definito un potenziale effetto paradossale: gli approfondimenti tecnici richiesti dalla parte civile, mirati a corroborare l’impianto accusatorio nei confronti di Stasi, potrebbero al contrario evidenziare una difficoltà oggettiva nel far rientrare tutti gli eventi in un lasso di tempo così ristretto. In altri termini, più la dinamica viene descritta come articolata e scandita in fasi, più diventa complesso sostenere che essa sia avvenuta all’interno dei soli minuti liberi da alibi.
In questo quadro, la difesa di Alberto Stasi, che sin dall’inizio ha sostenuto la totale innocenza del proprio assistito, potrebbe trovare nuovi appigli. Se le perizie dovessero concludere che per realizzare la sequenza di atti ipotizzata è necessario un intervallo temporale superiore rispetto a quello riconosciuto dalle sentenze, l’alibi informatico dell’imputato – già oggetto di numerosi approfondimenti tecnici – assumerebbe un rilievo ancora maggiore, perché andrebbe a coprire una parte rilevante della fascia oraria in cui l’omicidio sarebbe stato materialmente possibile.
La consulenza medico-legale affidata a Cristina Cattaneo
Un ruolo chiave in questa nuova fase del caso Garlasco è affidato alla consulenza medico-legale conferita alla professoressa Cristina Cattaneo, esperta di fama nel campo della medicina legale e della tanatologia forense. L’obiettivo principale dell’incarico è ridefinire con la maggiore precisione possibile il momento del decesso di Chiara Poggi, tenendo conto delle risultanze autoptiche, degli accertamenti già eseguiti e di eventuali nuove metodiche di analisi disponibili oggi rispetto all’epoca dei fatti.
Se dai nuovi studi dovesse emergere che la morte di Chiara è avvenuta in un orario successivo rispetto a quello considerato compatibile con la condanna di Stasi, l’intero impianto temporale del delitto andrebbe necessariamente rivisto. La soglia indicata come particolarmente rilevante è quella delle 9.35: a partire da quell’ora, infatti, è stato accertato che Stasi era presente nella propria abitazione e impegnato davanti al suo computer, come documentato dai dati informatici. Qualora il decesso fosse collocato in una fascia successiva, l’allora imputato risulterebbe automaticamente escluso dalla scena del crimine nel momento cruciale.
L’esito della consulenza di Cristina Cattaneo è quindi considerato decisivo non solo per una più accurata ricostruzione medico-legale del caso, ma anche per le possibili conseguenze giudiziarie. Una diversa collocazione temporale del decesso potrebbe infatti incidere sulle valutazioni in tema di responsabilità penale, aprendo la strada a richieste di revisione o a ulteriori accertamenti sulla presenza di altre persone nei pressi dell’abitazione dei Poggi negli orari ritenuti compatibili con l’omicidio.
Al momento, non vi sono indicazioni ufficiali circa l’orientamento conclusivo della perizia. Tuttavia, la sola ipotesi che la finestra temporale del delitto possa essere spostata in avanti rispetto a quanto finora ritenuto sufficiente a sostenere la condanna rende questa fase istruttoria particolarmente delicata. La convergenza o la divergenza tra le nuove conclusioni medico-legali e quelle già accolte nei precedenti gradi di giudizio determinerà infatti il peso effettivo di queste analisi nel quadro complessivo.
Le possibili ricadute sul caso Garlasco
Le nuove consulenze tecniche, le verifiche su orari e spostamenti e l’attenzione rinnovata su elementi come il DNA sull’Estathé e la colazione tra Chiara Poggi e Alberto Stasi mostrano come il caso Garlasco continui a essere oggetto di approfondimenti, a quasi vent’anni di distanza dai fatti. La combinazione tra accertamenti scientifici aggiornati, rivalutazioni della scena del crimine e analisi delle tempistiche informatiche potrebbe generare scenari diversi rispetto a quelli cristallizzati nella sentenza definitiva.
Da un lato, la famiglia Poggi e i loro legali insistono sulla solidità del percorso giudiziario che ha portato alla condanna di Alberto Stasi, ritenendo che le nuove attività peritali possano rafforzare la ricostruzione dell’omicidio come un fatto d’impeto maturato all’interno della relazione di coppia. Dall’altro, le possibili criticità emerse rispetto alla finestra temporale di 23 minuti e la prospettiva di uno spostamento dell’orario del decesso potrebbero offrire nuovi argomenti a chi, in ambito difensivo, sostiene la non compatibilità tra il comportamento di Stasi e la materialità del delitto.
In attesa delle conclusioni formali della consulenza medico-legale e di eventuali ulteriori sviluppi investigativi, il procedimento resta dunque in una fase di osservazione attenta da parte di tutti i soggetti coinvolti. Qualsiasi nuova acquisizione – che si tratti di dati scientifici, riscontri temporali o elementi di contesto – sarà valutata alla luce della già ampia mole di atti processuali accumulati nel corso degli anni. Solo al termine di questo percorso sarà possibile comprendere se e in che misura la nuova ricostruzione potrà incidere concretamente sul futuro giudiziario del caso Garlasco e sulla posizione di Alberto Stasi.