Il ruolo delle sorelline nell’inchiesta
Tra gli elementi che assumono maggiore rilevanza investigativa vi sono le dichiarazioni delle sorelle più piccole di Beatrice.
Le bambine vengono immediatamente allontanate dal contesto familiare e inserite in una struttura protetta. Nel corso del percorso di sostegno psicologico emergono progressivamente racconti e ricordi che gli inquirenti considerano particolarmente significativi per comprendere quanto accaduto.
Secondo quanto riportato negli atti dell’indagine, le minori descrivono una situazione caratterizzata da comportamenti violenti e riferiscono episodi che riguarderebbero direttamente la sorella maggiore.
Le loro dichiarazioni vengono affiancate da altre testimonianze raccolte dagli investigatori, comprese quelle di alcune insegnanti che riferiscono confidenze ricevute dalle bambine e ritenute compatibili con il quadro investigativo emerso nel corso dell’inchiesta.
La svolta giudiziaria e l’arresto di Manuel Iannuzzi
Il 30 maggio 2026 rappresenta uno dei momenti più importanti dell’indagine. Alla luce dei nuovi elementi raccolti, il quadro accusatorio viene ridefinito e ampliato.
Secondo la ricostruzione della Procura, la piccola sarebbe stata vittima di una serie di presunti maltrattamenti protratti nel tempo. Gli inquirenti contestano un insieme di comportamenti che avrebbero provocato lesioni ripetute fino all’evento che ha causato la morte della bambina.
Le nuove risultanze portano alla modifica delle contestazioni inizialmente formulate e determinano anche l’arresto di Manuel Iannuzzi, fino a quel momento indagato a piede libero.
Contestualmente viene disposto il sequestro della sua abitazione nell’ambito degli ulteriori approfondimenti investigativi.

Gli elementi trovati sul telefono
Tra gli aspetti ritenuti più rilevanti dagli inquirenti figurano anche alcuni contenuti acquisiti durante le attività investigative sul telefono cellulare dell’uomo.
Secondo quanto riferito dagli investigatori, nel dispositivo sarebbero state trovate immagini della bambina con evidenti segni sul volto riconducibili a presunte aggressioni. Inoltre sarebbe stato acquisito anche un video che gli investigatori considerano particolarmente significativo ai fini dell’inchiesta.
Per la Procura, tutti gli elementi raccolti nel corso dei mesi delineano un quadro che viene descritto come estremamente grave e che ha portato a contestare ai due indagati accuse più pesanti rispetto a quelle formulate nelle prime fasi dell’indagine.
L’inchiesta prosegue ora nelle sedi giudiziarie competenti, dove sarà il processo a valutare le responsabilità e ad accertare definitivamente quanto accaduto alla piccola Beatrice, al centro di una delle vicende più drammatiche emerse negli ultimi mesi.