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“Ecco come è andata!”. Ladro ucciso in casa, la versione della Procura fa discutere

Secondo la ricostruzione, l’ingresso dei malviventi sarebbe stato immediatamente scoperto dal padrone di casa. Ne sarebbe nata una colluttazione violenta, durante la quale Rivolta sarebbe stato colpito con calci e pugni. È in questo contesto che il giovane avrebbe impugnato un coltello, colpendo uno degli aggressori. Adamo Massa, residente in un campo nomadi a Torino e arrivato a Lonate Pozzolo per quella che viene definita una “trasferta”, è poi deceduto poco dopo il ricovero.

L’episodio è ora al centro delle indagini, che dovranno chiarire con precisione la dinamica dei fatti e stabilire se si sia trattato di legittima difesa o di un eccesso nell’uso della forza. Ma mentre la magistratura lavora, il paese ha già espresso un giudizio netto.
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La rabbia del paese

Davanti alla villetta, nelle ore successive, si sono raccolti conoscenti, passanti e curiosi. Le parole che circolano sono dure, cariche di un risentimento che va oltre il singolo fatto di cronaca. In molti parlano di furti continui, di allarmi sociali ignorati, di una situazione che da tempo avrebbe superato il limite della tollerabilità.

C’è chi difende apertamente il 33enne, definendolo un ragazzo che ha reagito per sopravvivere. Altri usano toni ancora più accesi, manifestando una rabbia che si riversa anche contro i giornalisti presenti sul posto. Frasi aggressive e minacciose testimoniano un clima emotivo esplosivo, alimentato dalla convinzione che quanto accaduto sia il risultato di un degrado progressivo della sicurezza locale.

La posizione delle istituzioni

Più misurate le parole della sindaca Elena Carraro, che invita alla prudenza pur riconoscendo lo stato d’animo diffuso. La prima cittadina descrive Jonathan Maria Rivolta come un ragazzo cresciuto in una famiglia onesta, sottolineando come gran parte della comunità si sia stretta attorno a lui. Un sostegno che, secondo l’amministrazione, nasce dalla percezione condivisa di vivere in un territorio esposto a furti, criminalità diffusa e fenomeni più strutturati come le infiltrazioni della ’ndrangheta.

Lonate Pozzolo, situata a ridosso dell’aeroporto di Malpensa, convive da tempo con il tema della sicurezza. Ronde spontanee, sistemi di videosorveglianza privati e un controllo informale del territorio sono diventati parte della quotidianità. In questo contesto, la rapina finita con un morto viene letta da molti come l’inevitabile esplosione di una tensione accumulata.

Pattuglia dei carabinieri in servizio notturno

Attesa per la verità giudiziaria

Nonostante il sostegno popolare, resta ora centrale il lavoro degli inquirenti. Saranno le indagini a stabilire responsabilità e proporzioni, ricostruendo con precisione cosa sia accaduto in quei minuti concitati. La linea tra difesa e reazione eccessiva è sottile, e solo l’accertamento giudiziario potrà chiarire se l’omicidio rientri nei confini previsti dalla legge.

Intanto, a Lonate Pozzolo, la ferita resta aperta. Il paese appare diviso tra la solidarietà verso chi si è difeso e il timore che episodi simili possano ripetersi. Una comunità che chiede risposte, sicurezza e certezze, mentre il caso continua a scuotere coscienze e alimentare un dibattito destinato a durare ben oltre la cronaca di questi giorni.

La posizione della Procura

Nel frattempo, la Procura di Busto Arsizio esamina l’ipotesi della legittima difesa per la rapina finita in tragedia a Lonate Pozzolo, dove un uomo di 37 anni, Adamo Massa, è deceduto dopo essere stato accoltellato dal proprietario di casa. I primi accertamenti investigativi confermano la versione di Jonathan Rivolta, 33 anni, che avrebbe reagito all’aggressione mentre si trovava nella propria abitazione.

Il pubblico ministero Nadia Calcaterra, titolare del fascicolo, ha ordinato l’autopsia sul corpo della vittima senza iscrivere Rivolta nel registro degli indagati. L’indagine, al momento aperta contro ignoti per tentata rapina, considera il 33enne come parte offesa.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Rivolta dormiva al piano superiore quando ha sentito suonare il campanello, utilizzato dai banditi per accertarsi che la casa fosse vuota. Svegliatosi, è sceso al piano terra e ha percepito il rumore della portafinestra della cucina infrangersi. A quel punto avrebbe afferrato un coltello che teneva nello zaino da trekking, appoggiato ai piedi della scala. L’uomo avrebbe impugnato l’arma con la mano sinistra, con la lama rivolta verso il basso, sorprendendo Massa mentre frugava in una cassapanca.

Sempre secondo il racconto fornito, Rivolta sarebbe stato colpito con un pugno, avrebbe battuto la testa contro lo stipite di una porta e, per respingere l’aggressore, avrebbe alzato il braccio una sola volta. Nella colluttazione sarebbero partiti due fendenti all’addome. Le ferite riscontrate sul corpo di Massa e le tracce ematiche rinvenute nell’abitazione sarebbero compatibili con questa dinamica.

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