Il richiamo è chiaro al referendum costituzionale del 2016, quello legato alla riforma del Senato promossa da Maria Elena Boschi. All’epoca, Renzi aveva personalizzato lo scontro promettendo l’addio alla politica in caso di sconfitta, promessa poi solo parzialmente mantenuta.
Quel voto si concluse con una netta affermazione del No al 60%, segnando la fine del governo Renzi. Le dimissioni da Palazzo Chigi arrivarono puntuali, ma non coincisero con un ritiro dalla scena politica, elemento che ancora oggi alimenta ironie e frecciate.
In studio, il clima si fa subito vivace. L’inviata Alessandra Sardoni prova a gestire il passaggio di parola, mentre Renzi reagisce con una battuta: ringrazia Mentana e risponde con tono scherzoso, smorzando l’imbarazzo ma senza sottrarsi al confronto.
Incassata l’ironia, il leader di Italia Viva chiarisce la posizione tenuta sul referendum appena concluso: in Parlamento, spiega, il partito si è astenuto, lasciando poi libertà di voto agli elettori, pur dichiarandosi favorevole alla separazione delle carriere ma critico verso il testo della riforma.
La risposta diventa presto un’occasione per rilanciare sul piano politico. Renzi sposta il fuoco sulla sconfitta della maggioranza e attacca direttamente la premier Giorgia Meloni, sottolineando il distacco netto emerso dalle urne.
“Perdi di dieci punti e che fai, fischietti?”, affonda, trasformando il risultato referendario in un giudizio politico sull’azione del governo. Secondo Renzi, il dato più rilevante non è tecnico ma riguarda il consenso, che a suo dire oggi mancherebbe all’esecutivo.
Infine, l’ex premier torna indirettamente sul proprio passato, rivendicando le dimissioni dopo il 2016 e respingendo le critiche: “Prendetemi in giro quanto volete”, dice, ricordando di aver lasciato sia Palazzo Chigi sia la guida del Pd. Un modo per chiudere il cerchio tra passato e presente, con il No ancora una volta protagonista della scena politica italiana.