Le parole del padre al Tg1 e la linea difensiva
Al Tg1, Giuseppe Sempio interviene rivendicando con fermezza la convinzione sull’estraneità del figlio ai fatti. “Siamo forti per l’innocenza di mio figlio, è quello che ci sostiene”. La frase, riportata integralmente, sintetizza la posizione di una famiglia che da sempre contesta l’ipotesi accusatoria.
Il padre dell’indagato insiste anche su un elemento già presente nelle ricostruzioni difensive, cioè la presenza del figlio in casa nelle prime ore del 13 agosto 2007. “Credo nell’innocenza di mio figlio, non c’entra niente. Mio figlio non ha ucciso Chiara Poggi”. Nella stessa intervista aggiunge: “è una vigliaccata”. Si tratta di affermazioni che, pur avendo un peso mediatico rilevante, vengono valutate dagli inquirenti come parte della narrazione difensiva e devono confrontarsi con la documentazione temporale e con gli accertamenti già svolti.
Giuseppe Sempio ribadisce inoltre un passaggio specifico sull’alibi: la mattina del 13 agosto 2007 “mio figlio era con me”. E, in riferimento a una fotografia che ritrae padre e figlio nei pressi dell’abitazione di via Pascoli quando l’area era già presidiata dalle forze dell’ordine, precisa: “Non ho bisogno di guardarlo negli occhi, poi è andato a Vigevano e poi siamo passati da lì”. Questo segmento resta uno dei punti più discussi del racconto pubblico, perché si intreccia con la sequenza di spostamenti indicata dalla famiglia e con la cronologia degli eventi di quella mattina.

“Mio figlio è innocente, questa è una vigliaccata”. Così il padre di #AndreaSempio difende il figlio. L’intervista integrale al Tg1 delle 13:30.#Tg1 Roberta Ferrari pic.twitter.com/9WLVYo9Jyr
— Tg1 (@Tg1Rai) May 21, 2026
Orari, parcheggio e distanze: il nodo dei tempi
La ricostruzione riferita da Andrea Sempio nel tempo è rimasta sostanzialmente la stessa: risveglio in casa con il padre, attesa del rientro della madre dal supermercato, quindi l’uscita per recarsi a Vigevano con l’obiettivo di acquistare un libro. Secondo quanto riportato, una volta arrivato avrebbe trovato la libreria chiusa. Un dettaglio che si lega alla presenza di un biglietto del parcheggio con orario 10.18, mentre l’uscita di casa sarebbe avvenuta alle 10.
Per la Procura di Pavia, proprio questo intervallo temporale rappresenta un punto critico: gli investigatori ritengono troppo ristretti i tempi per coprire la distanza (oltre 11 chilometri), raggiungere il centro, parcheggiare e pagare il tagliando. La lettura alternativa dell’accusa è che a Vigevano possa essere stata la madre, mentre la famiglia nega questa possibilità e sostiene che i movimenti siano quelli dichiarati.
La verifica dei tragitti, delle percorrenze e della compatibilità degli orari è considerata un aspetto delicato perché può incidere sulla solidità delle dichiarazioni e sulla tenuta complessiva della ricostruzione. In casi di questo tipo, la cronologia dettagliata viene spesso confrontata con eventuali riscontri esterni: biglietti, ricevute, testimonianze, abitudini personali e tempi medi di percorrenza, anche in base alle condizioni della viabilità e alle soste intermedie. Nel fascicolo, questi elementi assumono rilievo nel momento in cui l’ipotesi accusatoria richiede una sequenza plausibile e verificabile.
Resta inoltre centrale la cornice giudiziaria già definita dalla condanna di Alberto Stasi, elemento che rende la nuova fase investigativa particolarmente complessa sotto il profilo procedurale. Il riemergere di un altro nome, con una ricostruzione alternativa, impone infatti un lavoro di coerenza interna degli atti e di confronto con le risultanze consolidate, senza che ciò equivalga automaticamente a un cambiamento degli esiti già pronunciati in via definitiva.
Il filone parallelo a Brescia: l’inchiesta per corruzione in atti giudiziari
Nel quadro complessivo si inserisce un secondo fronte: Giuseppe Sempio risulta indagato in un procedimento della Procura di Brescia per corruzione in atti giudiziari. Secondo quanto riportato, l’ipotesi dei magistrati bresciani è che nel 2017 il padre dell’indagato avrebbe pagato l’allora pm di Pavia Mario Venditti, anche lui indagato, con l’obiettivo di favorire la richiesta di archiviazione della prima indagine su Andrea Sempio.
Si tratta di un filone distinto rispetto all’omicidio, ma potenzialmente rilevante sul piano del contesto perché riguarda la correttezza dei passaggi procedurali e l’eventuale interferenza su decisioni giudiziarie. Anche in questo caso, l’accertamento richiede riscontri documentali e investigativi specifici, che seguono un proprio percorso e che potrebbero avere tempi e sviluppi non sovrapponibili al procedimento principale.
In questa fase, l’attenzione resta concentrata sulle prossime determinazioni della Procura di Pavia e sulle attività della Procura di Brescia. Da un lato, l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio su Andrea Sempio segnerebbe un passaggio formale decisivo; dall’altro, l’inchiesta per corruzione in atti giudiziari dovrà chiarire se vi siano stati comportamenti penalmente rilevanti e con quali conseguenze. Il caso Garlasco, intanto, continua a essere un dossier complesso, in cui la ricostruzione dei dettagli e la tenuta degli elementi temporali restano determinanti per le scelte future.