Oggi Angela Taccia è una delle avvocate che seguono la difesa di Andrea Sempio nella nuova inchiesta. Una circostanza che inevitabilmente ha attirato l’attenzione, perché la professionista non difende uno sconosciuto conosciuto attraverso le carte processuali, ma una persona che fa parte della sua vita da moltissimi anni.

Anche per questo motivo, nelle sue dichiarazioni pubbliche, Taccia ha spesso parlato non soltanto da legale ma anche da persona che conosce il carattere dell’indagato fin dall’adolescenza. Ha ricordato come gli amici lo soprannominassero “Gandhi” per la sua inclinazione al dialogo e ha respinto l’idea che alcuni vecchi messaggi pubblicati online possano essere utilizzati per delinearne la personalità. “Se viene diffuso qualche messaggio in cui ha fatto il gradasso con frasi non condivisibili, non significa che stesse esprimendo il suo vero io”, ha spiegato. E ancora: “Non vedo alcuna connessione tra quello che lui ha scritto e un’azione omicidiaria. Non si può giudicare una persona sulla base di qualche messaggio”.
A rendere ancora più articolata la rete di rapporti emersa nel corso dell’inchiesta c’è anche la figura di Alessandro Biasibetti, ex fidanzato della stessa Angela Taccia e oggi fra’ Alessandro, diacono domenicano. Il suo Dna è stato acquisito nell’ambito degli approfondimenti investigativi insieme a quello di altri soggetti che facevano parte della compagnia dell’epoca. Biasibetti, tuttavia, non risulta indagato.

Questa fitta rete di amicizie, relazioni sentimentali e conoscenze di lunga data rappresenta uno degli aspetti che continua ad alimentare l’interesse attorno al caso Garlasco. Dal punto di vista giuridico, Andrea Sempio ha pieno diritto di affidare la propria difesa a un’avvocata con cui condivide un rapporto di fiducia così profondo. Allo stesso modo, il fatto che Angela Taccia sia stata in passato la sua compagna non costituisce alcun elemento di rilevanza processuale.
Resta però un aspetto che contribuisce a spiegare perché questa vicenda continui a essere così seguita. Accanto agli accertamenti su Dna, impronte e consulenze tecniche, emergono continuamente storie personali che raccontano una piccola comunità rimasta legata da rapporti costruiti molti anni prima dell’omicidio di Chiara Poggi. Un intreccio umano che non determina responsabilità o innocenza, ma che continua ad aggiungere nuovi tasselli al racconto pubblico dell’inchiesta.