Il lobo dell’orecchio e la deposizione in tribunale
Nel corso dell’udienza, la vittima ha ripercorso quanto accaduto e ha riferito: “Mi ha strappato l’orecchio con un morso e lo ha ingoiato”. La dichiarazione è stata oggetto di contestazione da parte delle difese, che hanno richiamato un passaggio del verbale redatto nell’immediatezza, nel quale l’uomo avrebbe invece affermato: “Lo ha sputato per terra”.
In aula il 34enne ha spiegato: “Me lo hanno riferito i carabinieri che hanno cercato il lobo ovunque senza trovarlo, a partire dalla pozza di sangue di circa 15×10 centimetri, perché i sanitari dissero che se fosse stato trovato lo avrebbero potuto riattaccare. Per cui è stato dedotto che dovesse averlo ingoiato”.
L’uomo ha poi aggiunto: “Ho sentito colare il sangue sulla faccia, allora mi sono toccato con le mani e il lobo del mio orecchio non c’era più”.
Imputazioni e contestazioni: lesioni gravissime e sfregio permanente
Il 24enne è imputato per lesioni gravissime. Per altri tre giovani, di età compresa tra 22 e 27 anni, l’accusa riguarda anche l’aggravante dello sfregio permanente al volto, contestata in concorso. La vittima, secondo quanto emerso, avrebbe riportato una lesione giudicata permanente, visibile e non correggibile con interventi di chirurgia plastica.
Un quinto indagato è stato assolto dal gup in rito abbreviato. Dopo l’aggressione, gli imputati si sarebbero allontanati su due auto, dileguandosi nelle campagne attorno al lago di Bolsena.

Riconoscimenti e indagini sui social: la versione della vittima
Un nodo centrale del dibattimento riguarda l’identificazione degli imputati. Le difese hanno contestato le modalità con cui il 34enne avrebbe attribuito nomi e responsabilità. In base a quanto riferito in aula, il riconoscimento sarebbe avvenuto anche a seguito di un messaggio ricevuto da un amico e visualizzato dall’uomo quando si è risvegliato dall’anestesia, dopo un intervento urgente all’ospedale Santa Rosa per suturare la ferita.
La vittima ha dichiarato: “Quello che mi ha strappato l’orecchio lo avevo visto benissimo, ho il suo volto stampato, l’ho indicato subito. Per gli altri tre è stato facile, una volta saputi i nomi, è bastato fare un giro sui social per trovare anche i loro volti e riconoscerli”.
Ha inoltre precisato, riferendosi a uno degli imputati: “Non sono sicuro che mi abbia colpito, ma anche lui era tra la decina di persone che mi hanno accerchiato e preso a calci e pugni mentre ero disteso a terra sanguinante”.
L’aggressione sarebbe partita per difendere una ragazza
Secondo la ricostruzione resa davanti ai giudici, l’episodio sarebbe iniziato quando il 34enne ha cercato di intervenire per una ragazza che sarebbe stata vittima di molestie. L’uomo ha raccontato: “In tre, mi stavano davanti di spalle, mentre lei era davanti a loro. Due si sono girati verso di me con fare minaccioso, mentre il terzo mi si è fatto alle spalle e mi ha strappato l’orecchio con un morso, dopo avere detto ‘vuoi vedere che adesso ti ammazzo?’”.
Precedenti e minacce successive: gli elementi emersi
Dagli atti è emerso anche che il giovane indicato come principale aggressore, originario di Montefiascone, poche ore prima dell’episodio sarebbe stato controllato dai carabinieri e trovato con sostanze stupefacenti. Secondo quanto riferito, sarebbe stato arrestato per spaccio e poi rimesso in libertà su disposizione del pm.
Nei giorni successivi, inoltre, un pluripregiudicato, anch’egli di Montefiascone, si sarebbe presentato alla vittima e a un amico che era con lui la sera dell’aggressione per rivolgere minacce nei loro confronti.