
Il latte crudo torna al centro dell’attenzione dopo una nuova ondata di infezioni segnalata negli Stati Uniti. Secondo quanto comunicato dalle autorità sanitarie locali, diversi casi di disturbi gastrointestinali sono stati associati al consumo di latte non pastorizzato, riaprendo il confronto tra chi promuove alimenti “naturali” e chi richiama alla sicurezza alimentare. L’episodio più recente riguarda lo stato dell’Idaho, dove è stato avviato un monitoraggio per contenere il focolaio.

Focolaio di latte crudo in Idaho: scatta l’allerta sanitaria
Il Dipartimento per la Salute e il Welfare dell Idaho ha diffuso un avviso dopo l’aumento di segnalazioni relative a patologie gastriche. Le verifiche sono partite in seguito alle denunce di quasi sessanta persone che hanno riferito sintomi acuti dopo aver consumato latte crudo.
La Divisione di Sanità pubblica ha attivato le procedure di tracciamento in collaborazione con vari distretti sanitari dello stato, tra cui Panhandle, Southwest, Central e le aree orientali. Dalle prime ricostruzioni, un elemento ricorrente riguarda l’assunzione di latte non pastorizzato proveniente da due specifici allevamenti, localizzati nel nord e nel sud dell’Idaho.
Le autorità stanno passando al vaglio i lotti commerciali per individuare con precisione la possibile contaminazione e limitare ulteriori casi. Le aziende coinvolte, secondo le informazioni diffuse, stanno collaborando con i sanitari per chiarire l’origine della contaminazione ambientale o animale.

Campylobacter e campilobatteriosi: cosa dicono i test
Gli accertamenti di laboratorio effettuati sui pazienti dell’Idaho hanno indicato nel Campylobacter il principale responsabile delle infezioni. Si tratta di un batterio che può raggiungere il latte durante le fasi di mungitura se non vengono rispettate misure igieniche rigorose, anche a causa della possibile presenza del microrganismo nelle feci degli animali o sulle superfici di contatto.
L’infezione correlata, definita campilobatteriosi, si manifesta di norma dopo un periodo di incubazione compreso tra due e cinque giorni. Il quadro clinico può includere diarrea (talvolta con tracce di sangue), febbre, crampi addominali, nausea e vomito. Nella maggior parte dei casi la sintomatologia tende a risolversi nell’arco di circa una settimana, ma le autorità sanitarie ricordano la possibilità di complicanze a lungo termine e invitano a rivolgersi a un medico in presenza di segnali compatibili dopo l’assunzione di latte non pastorizzato.
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