
Thomas Plamberger e Kerstin Gurtner: due versioni a confronto
Come riporta Fanpage, l’accusa ritiene che l’uomo non sia riuscito colpevolmente a tornare indietro o ad attivare in tempo i soccorsi, aggravando una situazione già estremamente pericolosa.
La difesa di Thomas Plamberger respinge con decisione le accuse. In una dichiarazione, l’uomo ha spiegato che la scalata era stata pianificata insieme e che non vi era alcuna forzatura. “Entrambi si consideravano sufficientemente esperti, adeguatamente preparati e ben equipaggiati”, ha affermato. E ancora: entrambi avevano “una rilevante esperienza alpina” ed erano “in ottime condizioni fisiche”.
Secondo la sua ricostruzione, il 18 gennaio alle 13:30 la coppia avrebbe raggiunto il Frühstücksplatz, punto oltre il quale non era più possibile tornare indietro prima della vetta. Poiché nessuno dei due era “esausto o sopraffatto”, avrebbero deciso di proseguire.
La divergenza tra le due versioni si concentra sulle ore cruciali tra la sera del 18 e la notte del 19 gennaio. Per gli inquirenti, la situazione di emergenza sarebbe stata evidente già in serata. Per l’imputato, invece, il peggioramento sarebbe stato progressivo e improvviso. Dopo la mezzanotte, con Kerstin ormai stremata, l’uomo avrebbe scelto di scendere lungo il versante opposto per cercare aiuto. Una decisione estrema, presa in condizioni proibitive, che però non è bastata a salvarla.
Ora sarà il tribunale a stabilire se quella notte sul Grossglockner sia stata segnata da una tragica fatalità o da una catena di errori evitabili. Per Thomas Plamberger, il rischio è una condanna fino a tre anni di carcere. Per la famiglia di Kerstin Gurtner, resta una vetta mai raggiunta e una domanda ancora aperta su ciò che accadde davvero a pochi metri dalla cima.