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“Abbiamo le prove”. Garlasco, gli avvocati di Sempio in procura: cosa succede

Consegna del biglietto e tempi dell’interrogatorio

L’interrogatorio di Andrea Sempio risale al 2008. Anche per questa ragione lo scontrino venne consegnato agli investigatori soltanto l’anno successivo. Questo elemento temporale, nel corso degli anni, ha contribuito ad alimentare domande sull’origine e sulla conservazione del documento.

La relazione tecnica e la frase tra virgolette: “Abbiamo dimostrato che non è un falso”

La difesa riferisce di aver presentato una relazione tecnica articolata, che prende in esame sia le caratteristiche della carta sia il funzionamento della macchina erogatrice. Secondo quanto illustrato, il dispositivo sarebbe dotato di cinque schede interne, circostanza che renderebbe impossibile una modifica manuale dell’orario di emissione.

«Abbiamo dimostrato che non è un falso», ha dichiarato il legale, aggiungendo che, qualora necessario, spetterebbe alla Procura accertare chi abbia materialmente ritirato lo scontrino.

L’ipotesi sulla madre di Sempio e le smentite della famiglia

Nel tempo è stata anche avanzata l’ipotesi che il ticket potesse essere stato ritirato dalla madre di Andrea Sempio, che in quella giornata si sarebbe recata a Vigevano per incontrare un conoscente, indicato come un ex pompiere di Garlasco. La famiglia ha sempre respinto tale ricostruzione.

Perché lo scontrino non è un alibi pieno

Resta il punto evidenziato dallo stesso avvocato Cataliotti: lo scontrino non viene considerato un alibi completo. Il ticket, infatti, non sarebbe “individualizzante”, poiché non consente di stabilire chi fosse alla guida né chi abbia eseguito il pagamento al parchimetro.

In sintesi, il documento può attestare la presenza di un veicolo in sosta a Vigevano in un determinato orario, ma non permette di identificare con certezza chi si trovasse sul posto. Per questo, pur rappresentando un elemento oggetto di verifiche tecniche, lo scontrino non è ritenuto sufficiente, da solo, a definire in modo conclusivo la questione dell’alibi nel caso dell’omicidio di Chiara Poggi.

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