I soccorsi e il trasferimento in ospedale
Immediatamente dopo l’aggressione, è stato attivato il servizio di emergenza sanitaria. L’istituto ha allertato il 118 e chiesto l’intervento di un’ambulanza per il trasporto urgente di Abanoub. Secondo i parenti del ragazzo, però, il mezzo di soccorso avrebbe impiegato diversi minuti per raggiungere la scuola; alcuni familiari parlano di un’attesa di circa trenta minuti, un lasso di tempo che sarà oggetto di verifiche. Durante quei minuti, il personale scolastico ha continuato a prestare le prime cure in attesa dei sanitari, mentre parte degli studenti veniva fatta rientrare nelle aule per evitare ulteriori tensioni nei corridoi. All’arrivo dell’ambulanza, il giovane è stato caricato in codice rosso e trasferito rapidamente al Pronto soccorso del Sant’Andrea di La Spezia, dove è stato preso in carico dall’equipe medica. Una volta giunto in ospedale, Abu si trovava già in arresto cardiaco. I medici hanno avviato immediatamente una lunga procedura di rianimazione, riuscendo temporaneamente a ripristinare il battito cardiaco. Viste le condizioni gravissime, è stato disposto il trasferimento urgente in sala operatoria per un intervento chirurgico volto a contenere l’emorragia e a riparare le lesioni interne provocate dal fendente.
Nel frattempo, davanti al Pronto soccorso, si è radunato un gruppo numeroso di amici, compagni di scuola e familiari, che hanno atteso per ore notizie sulle condizioni del giovane. Il clima è stato di forte tensione e dolore, con preghiere e momenti di silenzio in attesa degli aggiornamenti dallo staff sanitario. Quando in serata è giunta la comunicazione ufficiale della morte di Abanoub, l’emozione è stata palpabile tra i presenti.

Il profilo di Abanoub “Abu” e il contesto familiare
Abanoub Youssef, chiamato da tutti Abu, era arrivato in Italia dall’Egitto all’età di cinque anni insieme alla sua famiglia. Era l’unico figlio maschio di quattro fratelli e viveva a La Spezia, dove stava completando il percorso di studi presso l’istituto professionale Einaudi-Chiodo. I docenti e i compagni lo descrivono come un ragazzo tranquillo e rispettoso. Accanto alla frequenza scolastica, Abu svolgeva anche un’attività lavorativa come cameriere, con l’obiettivo di contribuire al bilancio familiare. Il padre lavorava come capocantiere, mentre la madre si occupava prevalentemente della gestione della casa e dei figli. La storia di integrazione della famiglia Youssef viene indicata da molti come un esempio di inserimento positivo nel tessuto sociale cittadino.
Nelle ore successive alla tragedia, amici e conoscenti hanno ricordato Abanoub come un giovane impegnato, desideroso di costruirsi un futuro in Italia, diviso tra scuola e lavoro ma sempre disponibile con i coetanei. Alcuni insegnanti hanno sottolineato come fosse considerato un ragazzo ben inserito nel contesto scolastico, senza particolari problemi disciplinari o conflitti con i compagni. La morte di Abu ha colpito profondamente non solo i familiari, ma anche la comunità scolastica e il quartiere in cui la famiglia risiede. La figura del ragazzo è stata ricordata come simbolo di una integrazione riuscita, bruscamente interrotta da un episodio di violenza all’interno di un luogo che dovrebbe rappresentare sicurezza e crescita per gli studenti.

Chi è Atif Zouhair e le segnalazioni pregresse
L’autore del fendente mortale è il diciottenne Atif Zouhair, compagno di scuola di Abanoub e iscritto allo stesso istituto professionale. Secondo quanto riportato da vari studenti, il ragazzo veniva percepito come una figura problematica: molti lo descrivono come un giovane dall’atteggiamento spavaldo, con il pizzetto e i capelli ricci, che “aveva sempre l’aria dello spaccone”. Alcuni compagni di classe hanno raccontato che Atif era considerato da tempo un soggetto potenzialmente pericoloso. Diversi studenti sostengono che il ragazzo avesse già portato un coltello a scuola in altre occasioni e che fosse noto per comportamenti aggressivi e minacce. Tali dichiarazioni saranno oggetto di riscontro da parte delle autorità, che dovranno verificare l’eventuale presenza di segnalazioni formali precedenti. Nel giorno dell’aggressione, Zouhair si sarebbe presentato a scuola con un coltello da cucina di grosse dimensioni, nascosto all’interno dello zaino. La scelta di introdurre un’arma di questo tipo in un contesto scolastico è ora al centro delle indagini per accertare se vi sia stata una preordinazione del gesto e se l’arma fosse stata portata con l’intento preciso di colpire la vittima.
Una delle questioni aperte riguarda anche l’eventuale conoscenza, da parte di compagni o adulti, della presenza abituale di armi bianche nello zaino del ragazzo, e se siano mai state avanzate segnalazioni formali agli organi scolastici o alle famiglie. Le testimonianze parlano di un clima di timore nei confronti di Atif, che in alcuni casi sarebbe stato considerato imprevedibile o instabile dal punto di vista comportamentale.

Il presunto movente legato ai social e le versioni contrastanti
Nel corso del fermo e delle prime fasi dell’arresto, Atif Zouhair avrebbe fornito agli inquirenti una spiegazione del proprio gesto basata su una questione di gelosia legata ai social network. Lo stesso indagato avrebbe affermato: «Volevo ucciderlo. Lui non doveva permettersi di mettere sui social una sua foto assieme alla mia ragazza». Questa versione, che pone al centro una presunta immagine pubblicata online e collegata alla fidanzata di Atif, è però contestata da chi conosceva bene Abanoub. Secondo amici e familiari del ragazzo, infatti, Abu non era solito utilizzare i social media in modo intenso e difficilmente avrebbe diffuso contenuti potenzialmente fonte di conflitto. Alcuni sostengono che l’eventuale foto a cui fa riferimento l’aggressore potesse essere uno scatto risalente a diversi anni prima. Le autorità stanno verificando il materiale digitale e i dispositivi coinvolti, nel tentativo di comprendere se vi sia effettivamente traccia di questa fotografia sui social e in quale contesto sia stata eventualmente condivisa. L’analisi dei profili e delle chat potrà fornire elementi utili per chiarire l’origine del contrasto tra i due giovani e per confermare o meno il ruolo scatenante di un contenuto online.
Al momento, la ricostruzione del movente resta quindi in parte oggetto di indagine. Gli inquirenti stanno raccogliendo le testimonianze di amici, compagni di classe, docenti e familiari per delineare con maggior precisione i rapporti tra Abu e Atif e verificare se tra i due vi fossero stati precedenti litigi, minacce o episodi di tensione non collegati al presunto caso di gelosia.

Premeditazione, aggravanti ipotizzate e quadro giudiziario
L’uso di un coltello da cucina di grandi dimensioni, introdotto da Atif Zouhair all’interno dell’istituto scolastico, è uno degli elementi che potrebbero far ipotizzare agli inquirenti la premeditazione dell’omicidio. Il fatto che l’arma sia stata portata da casa e tenuta nascosta nello zaino indica, secondo la prima lettura investigativa, una volontà preventiva di dotarsi di uno strumento potenzialmente letale. La procura sta valutando le possibili aggravanti, tra cui quella della premeditazione e, eventualmente, quella legata alla particolare efferatezza del gesto e al luogo in cui è stato compiuto, ossia un edificio scolastico frequentato da minori. Verranno analizzate anche le precedenti condotte dell’indagato per comprendere se vi fossero segnali di una escalation di violenza nei mesi precedenti.
Sul piano procedurale, Zouhair è stato sottoposto a fermo e sarà ascoltato in sede di interrogatorio di garanzia davanti al giudice competente. Il suo legale dovrà decidere la strategia difensiva, anche in relazione ad eventuali iniziative per una perizia psichiatrica, qualora emergano elementi che possano far ipotizzare una ridotta capacità di intendere e di volere. Parallelamente, i familiari di Abanoub potranno costituirsi parte civile nel futuro processo, una volta definito il quadro delle imputazioni. La ricostruzione tecnica dei fatti, l’esame delle riprese di eventuali telecamere interne, le perizie medico-legali e le testimonianze degli studenti presenti saranno fondamentali per stabilire con precisione le responsabilità penali e delineare la dinamica dettagliata dell’omicidio.
Dopo l’episodio, la dirigenza e il personale dell’istituto Einaudi-Chiodo hanno espresso profondo cordoglio per la morte di Abanoub e vicinanza alla famiglia. Allo stesso tempo, è stato sottolineato come la scuola non debba essere percepita come un ambiente degradato o privo di regole. Un insegnante di sostegno, tra i primi a intervenire per prestare aiuto al ragazzo ferito, ha dichiarato: «Non siamo certo il Bronx. Tutt’altro. La nostra è sicuramente una scuola multietnica, ma da noi i ragazzi sono tutti perfettamente integrati». Il tema della sicurezza a scuola è infatti al centro del dibattito successivo alla tragedia di La Spezia.