Dagli anni Novanta alla comicità dei Duemila
A partire dagli anni Novanta, i Gemelli Ruggeri proseguono il loro percorso televisivo partecipando a diverse trasmissioni di successo. Uno dei contesti più importanti è Quelli che il calcio, programma che lega sport e intrattenimento e che, nel corso del tempo, ospita numerosi comici, imitatori e personaggi dello spettacolo. La presenza del duo all’interno di questo formato contribuisce a consolidare la popolarità di Luciano Manzalini presso un pubblico già affezionato, ma anche a farlo conoscere a nuove generazioni di spettatori, grazie alla trasmissione domenicale in fascia pomeridiana. Nei primi anni Duemila, Manzalini e Turra approdano poi a Colorado Cafè, uno dei principali programmi comici di Mediaset, nato subito dopo l’affermazione di Zelig. All’interno di questo contenitore dedicato soprattutto ai telespettatori più giovani, il duo porta il proprio bagaglio di esperienze, adattando il proprio linguaggio a un contesto in cui si affacciano volti nuovi e formati differenti.
La partecipazione a Colorado conferma la capacità dei Gemelli Ruggeri di mantenere una propria identità pur attraversando epoche televisive diverse, dal varietà degli anni Ottanta alla comicità seriale e frammentata della tv dei Duemila.

Il legame con il teatro e la ricerca sulla scena
Parallelamente al lavoro sullo schermo, Luciano Manzalini dedica una parte significativa della sua carriera al teatro. La scena teatrale rappresenta per lui e per Eraldo Turra un laboratorio permanente, dove sperimentare nuovi linguaggi comici, costruire personaggi e approfondire l’interazione diretta con il pubblico. Manzalini non abbandona mai davvero quella che viene spesso definita la quarta parete, utilizza cioè in modo consapevole il rapporto con gli spettatori, alternando momenti di rottura e di coinvolgimento a situazioni più narrative. Le interpretazioni teatrali dei Gemelli Ruggeri combinano elementi di improvvisazione, ironia verbale e gestualità marcata. Nel corso degli anni, numerosi spettacoli portano sulle tavole dei palcoscenici italiani la loro comicità surreale, contribuendo a diffondere uno stile che non si limita al mezzo televisivo, ma trova una propria compiutezza dal vivo. In teatro, infatti, il lavoro sui tempi, sul ritmo comico e sull’interazione diretta consente a Manzalini di valorizzare pienamente la propria presenza scenica.
Questa dimensione permette anche di consolidare il sodalizio con Turra, che rimane al suo fianco lungo quasi tutto l’arco della carriera, condividendo testi, regie, scrittura e interpretazione.

Il ricordo di Eraldo Turra e il rapporto con il pubblico
“Luciano era una persona schiva, ma non si può dire che non amasse stare sotto i riflettori”, racconta ancora Eraldo Turra, restituendo l’immagine di un artista che, pur mantenendo un profilo personale riservato, trovava nella scena il proprio luogo naturale. Sul palco e davanti alle telecamere, Manzalini trasformava la timidezza in energia comica. “Aveva uno sguardo ironico sulla vita, capace di osservare tutto in modo diverso, con un’ironia profonda un po’ alla Stanlio e Olio. E questo mi mancherà moltissimo”, aggiunge Turra, sottolineando il valore umano e professionale del collega. Il riferimento alle grandi coppie del cinema comico internazionale inserisce idealmente i Gemelli Ruggeri in una tradizione più ampia.
La comicità di Luciano Manzalini colpisce per la capacità di risultare immediata e allo stesso tempo stratificata: accanto alla risata istintiva, spesso generata da situazioni paradossali, emergono livelli di lettura che intercettano l’attualità sociale e politica, ma anche gli aspetti quotidiani della vita comune. Questo approccio gli consente di entrare in sintonia con pubblici diversi, dagli spettatori che seguivano la tv commerciale degli anni Ottanta, ai telespettatori più giovani che lo hanno conosciuto nei programmi dei Duemila. Il suo lavoro contribuisce così a collegare generazioni differenti attraverso un linguaggio comico riconoscibile.

Eredità artistica e impatto sulla comicità italiana
Nel corso della sua carriera, Luciano Manzalini ha creato numerosi personaggi e situazioni sceniche che sono rimaste nella memoria degli spettatori. Il ricorso a maschere surreali, accenti inventati, nomi di fantasia e dialoghi volutamente straniati ha contribuito a costruire un repertorio personale, capace di distinguersi nel panorama satirico nazionale. La sperimentazione sul linguaggio comico, dal grammelot all’uso di espressioni nonsensical, rappresenta uno degli aspetti più significativi della sua eredità. Questa ricerca, pur inserita in contesti televisivi spesso popolari e generalisti, mantiene una forte componente di originalità e di innovazione. L’impatto del lavoro di Manzalini e dei Gemelli Ruggeri si coglie anche osservando come, negli anni successivi, molti autori e interpreti abbiano ripreso, in forme diverse, l’idea di giocare con le lingue, con i dialetti, con i tic comunicativi dei media, portando in scena versioni rielaborate di questo approccio.
Oggi, con la scomparsa di Luciano Manzalini, il mondo dello spettacolo italiano saluta un artista che ha saputo contribuire, in modo discreto ma incisivo, alla trasformazione della comicità televisiva e teatrale, mantenendo sempre un forte legame con il proprio pubblico.