La divulgazione e la difesa del metodo scientifico
Parallelamente, Zichichi è stato un instancabile divulgatore scientifico. La sua attività pubblica si è spesso concentrata sul ruolo della razionalità e sulla necessità di distinguere tra conoscenza fondata su prove e credenze non verificabili.
In questo contesto è rimasta nota la sua critica ad astrologia e superstizioni, che definiva una “Hiroshima culturale”, formulazione utilizzata per sottolineare, in modo netto, gli effetti che l’assenza di spirito critico può avere sulla cultura e sull’educazione.
Attraverso conferenze, interventi e iniziative di comunicazione, il suo obiettivo dichiarato è stato quello di rendere accessibili concetti complessi e, allo stesso tempo, rafforzare la fiducia nei metodi della ricerca e nella verifica sperimentale come strumenti di conoscenza.

Le posizioni controverse e il confronto nel dibattito scientifico
Accanto al profilo di ricercatore e promotore di istituzioni, Antonino Zichichi è stato una figura discussa per alcune posizioni assunte su questioni di grande rilevanza pubblica, che hanno generato un confronto acceso con parte della comunità scientifica.
Tra i temi più citati vi sono le sue critiche alla teoria dell’evoluzione in ambito darwiniano e le posizioni sui modelli che collegano il cambiamento climatico alle attività umane. Su questi punti, numerosi scienziati hanno espresso dissenso, richiamando il consenso prevalente nelle discipline di riferimento. Il caso Zichichi evidenzia come la notorietà di un ricercatore possa intrecciarsi con discussioni di carattere culturale e sociale.
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Il World Lab e l’impegno internazionale per la ricerca
Nel 1986 Zichichi fondò il World Lab, un’associazione pensata per sostenere la ricerca scientifica nei Paesi in via di sviluppo, insieme al fisico statunitense Isidor Isaac Rabi. L’iniziativa puntava a favorire opportunità di formazione e collaborazione internazionale per giovani scienziati e istituti con minori risorse.
Questo tipo di progetti si inserisce in un contesto più ampio, in cui la comunità scientifica internazionale ha cercato strumenti per ridurre divari e incentivare la circolazione di competenze, favorendo l’accesso a reti e laboratori per ricercatori provenienti da aree meno rappresentate.
La dimensione internazionale del suo lavoro, già evidente nelle esperienze in grandi centri di ricerca, si è quindi tradotta anche in iniziative orientate alla cooperazione e alla costruzione di percorsi di crescita scientifica oltre i confini nazionali.