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“Addio dottore”. Medico di famiglia non si presenta in studio: la scoperta choc in casa, come l’hanno trovato

Medico di base non si presenta in studio: scatta l’allarme tra pazienti e colleghi

Il campanello d’allarme, raccontano, è suonato nel tardo pomeriggio di mercoledì 11 febbraio. L’ambulatorio che avrebbe dovuto aprire regolarmente è rimasto chiuso. Un dettaglio che, in un primo momento, qualcuno prova a spiegarsi con un imprevisto, una visita urgente, un contrattempo qualsiasi.

Ma le ore passano e l’assenza diventa troppo strana per essere ignorata. Nessuna traccia nemmeno nell’altro studio cittadino. Chi aveva appuntamento resta fuori, chi lo conosce prova a contattarlo, chi lavora con lui inizia a preoccuparsi seriamente. È una di quelle situazioni in cui lo stomaco si chiude prima ancora di sapere perché.

Trovato morto in casa: la scoperta e l’intervento della scientifica

Poco dopo arriva la notizia che spezza ogni speranza: il dottor Riccardo Ferrarelli viene trovato senza vita nella sua abitazione di via Montale, nei pressi della chiesa del Sacro Cuore. A quel punto, la città scivola in uno stato di incredulità collettiva, come se la realtà fosse diventata improvvisamente troppo dura da accettare.

Sul posto intervengono gli agenti della polizia scientifica per i rilievi. Sono momenti delicati, fatti di procedure e riserbo, mentre fuori la gente si scambia sussurri e domande senza risposta. La sensazione è quella di una ferita aperta, arrivata senza preavviso.

La Procura della Repubblica ha disposto l’autopsia per chiarire le cause della morte. Saranno gli accertamenti medico-legali a ricostruire con precisione quanto accaduto, mentre per ora tutto resta avvolto dal riserbo investigativo.

In queste ore, però, più dei dettagli conta un’altra verità: quando se ne va qualcuno così giovane, e lo fa in modo tanto improvviso, lascia dietro di sé domande che sembrano non trovare spazio da nessuna parte.

Chi era Riccardo Ferrarelli: un giovane medico arrivato da lontano e diventato riferimento

Originario di Roma, Riccardo Ferrarelli era arrivato a Nuoro nel gennaio 2024. In un territorio dove la carenza di medici di famiglia è un problema concreto, il suo arrivo era stato vissuto come una piccola boccata d’ossigeno: una risposta reale, finalmente.

In poco tempo, raccontano, aveva costruito un rapporto diretto con i pazienti, divisi tra l’ambulatorio di via Fontana Buddia e quello di corso Garibaldi. Un legame fatto di visite, telefonate, rassicurazioni, e di quel tipo di fiducia che nasce quando ti senti ascoltato davvero.

Oggi Nuoro si ritrova senza un riferimento improvvisamente. Circa 1.800 pazienti che in questi due anni avevano imparato a conoscerlo e ad affidarsi a lui, ora devono fare i conti con un vuoto che non è solo organizzativo: è emotivo, umano, quotidiano.

E mentre la città attende risposte ufficiali, resta un’immagine difficile da scacciare: quella di una porta che doveva aprirsi come sempre e che invece è rimasta chiusa. Un dettaglio semplice, ma capace di cambiare tutto.

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