
Una vicenda che continua a muoversi tra ombre, sospetti e parole che cercano di riportare ordine in un quadro ancora frammentato. A Pietracatella, piccolo centro molisano, il caso della morte di una madre e di sua figlia adolescenti resta avvolto da interrogativi pesanti, mentre attorno ai protagonisti emergono prese di posizione nette e cambi di strategia che alimentano il dibattito pubblico. Non ci sono ancora certezze investigative, ma le voci si rincorrono e ogni dettaglio diventa cruciale nel tentativo di ricostruire cosa sia realmente accaduto.

Giallo di Pietracatella: nessun indagato e il cambio di avvocato
Il fascicolo sul giallo di Pietracatella resta, allo stato attuale, contro ignoti. Secondo quanto si apprende da fonti investigative, non risultano persone iscritte nel registro degli indagati per la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, decedute a seguito di un sospetto avvelenamento da ricina. Una precisazione che arriva dopo la diffusione di indiscrezioni su un possibile cambio di posizione per Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime.
Le voci sarebbero state alimentate dal recente cambio di difesa legale dell’uomo, già ascoltato nei giorni scorsi in Questura come persona informata sui fatti. Tuttavia, come riporta Leggo, il cambio di avvocato non sarebbe collegato a sviluppi investigativi, ma a semplici divergenze sulla gestione della strategia difensiva in questa fase delicata dell’inchiesta.

Giallo di Pietracatella: la difesa dei familiari
A prendere posizione è anche la famiglia delle vittime, che respinge con forza ogni ipotesi di coinvolgimento interno. Il fratello di Antonella Di Ielsi, intervenuto durante la trasmissione televisiva “Quarto Grado”, ha difeso apertamente il cognato.
«Mia nipote e mio cognato li conosco, cosa gli devo chiedere? Non farebbero mai del male, assolutamente». Parole nette, che si accompagnano a una richiesta chiara: «Prima di tutto voglio la verità, per mia sorella e mia nipote».
L’uomo ha raccontato di aver visto le due donne l’ultima volta «al pranzo della Vigilia» e di aver trovato la sorella «tranquilla e normale». Ha inoltre definito «sciocchezze» le ipotesi di dissidi familiari, escludendo con convinzione quella che viene definita la “pista familiare”: «È troppo strano. Per me non sta né in cielo né in terra una cosa del genere – ha concluso -. Magari (il veleno, ndr) non era diretto a loro, magari era diretto a me».
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