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Aggressione in classe, la prof aggredita rompe il silenzio e spiazza tutti

«Non ho paura di tornare in cattedra»

Nonostante quanto accaduto, alla domanda sulla possibilità di tornare in classe la professoressa ha risposto senza esitazioni. «No, le posso dire una cosa, non ho paura per niente», ha dichiarato. Ma la parte più sorprendente del suo racconto riguarda ciò che ha detto subito dopo.

La docente si è detta infatti disponibile a incontrare il ragazzo per cercare di comprendere le ragioni della sua rabbia: «Sarei anche disposta a incontrarlo, per farmi spiegare tutto quest’odio, questa rabbia verso di me, da che cosa deriva». E quando le è stato chiesto se sarebbe riuscita a perdonarlo, la risposta è stata netta: «Assolutamente, l’ho già perdonato».

«Gli voglio bene e vorrei abbracciarlo»

In un’intervista a La Repubblica.it, Marsilio ha spiegato ulteriormente il motivo della sua posizione nei confronti del giovane. «Gli voglio bene e mi dispiace enormemente di aver compreso adesso quanto forte e profondo fosse il suo malessere», ha affermato.

La professoressa ha aggiunto di essere dispiaciuta che il ragazzo possa aver interpretato i suoi insegnamenti in maniera diversa dalle sue intenzioni: «Mi dispiace tantissimo se lui ha scambiato i miei insegnamenti per accuse o punizioni». La docente ha inoltre sottolineato di non averlo mai punito e ha parlato di una rabbia che, a suo giudizio, il ragazzo avrebbe covato nei suoi confronti.

Per questo ha ribadito di volerlo incontrare: «Per abbracciarlo». Al centro delle sue parole resta quindi la preoccupazione per il malessere dello studente, nonostante sia stata proprio lei la vittima dell’aggressione.

I segnali notati dalla professoressa

Parlando del 13enne, Marsilio ha raccontato di aver notato già in passato alcuni segnali che, secondo lei, indicavano una situazione di disagio. «L’anno scorso aveva dato segnali di malessere interiore», ha spiegato, descrivendolo come un ragazzo figlio unico e aggiungendo che i genitori «vivono per lui».

La docente ha parlato di alcuni comportamenti che lasciavano pensare a una condizione di forte inquietudine. «In tante occasioni manifestava un senso di rabbia, fastidio, superiorità, anche nei confronti dei compagni. Era molto inquieto», ha raccontato.

La questione dei post sulla remigrazione

Nel corso dell’intervista è stato affrontato anche il tema di alcuni post pubblicati sui social dalla professoressa a favore della remigrazione. Una questione emersa anche perché, secondo quanto riportato, il giovane che l’ha aiutata è di origine congolese.

Marsilio ha risposto sottolineando di non vedere una contraddizione tra le proprie opinioni espresse online e il riconoscimento nei confronti dello studente che l’ha aiutata. «Non c’è nulla di incongruente tra un’idea che esprimo sui social e applaudire a un ragazzino che mi ha salvata. Le mie idee non cambiano», ha dichiarato.

Alla domanda se continuasse quindi a pensarla allo stesso modo sulla remigrazione, la professoressa ha risposto: «Certo». E riferendosi al suo studente originario del Congo ha aggiunto: «Ha tutti i diritti per stare qui e gli dovrebbero dare una medaglia. Diverso è per chi viene qui e delinque».

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