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Alessandro, capotreno massacrato a 32 anni: si scopre tutto. Il movente shock

L’ordine di allontanamento e i coltelli

Le telecamere della stazione seguono i movimenti di Marin Jelenic fino all’uscita su piazza Duca d’Aosta, uno dei principali snodi cittadini. Poco dopo, un’altra segnalazione raggiunge il numero di emergenza 112: un cittadino riferisce di averlo visto alla fermata Atm di via Farini. In quel momento, il 36enne ha con sé due coltelli, particolare che verrà poi evidenziato nelle successive attività investigative. Da via Farini, l’uomo si sposta a piedi fino alla fermata del tram 4, che collega il centro con la zona nord della città. Le immagini di bordo e le riprese esterne confermano che Jelenic sale sul mezzo pubblico, mescolandosi agli altri passeggeri. Il suo comportamento, secondo quanto filtrato dalle ricostruzioni, appare relativamente tranquillo, ma la sua presenza è ormai sotto stretta osservazione. Alle 23.15 circa, alcuni frame estratti dalle registrazioni del sistema di sorveglianza Atm lo mostrano seduto vicino al finestrino del tram diretto verso la periferia nord di Milano. La sagoma, riconoscibile dai vestiti e dal cappuccio calato, viene individuata e inserita nel tracciato temporale ricostruito dagli inquirenti, che stanno cercando di seguire passo dopo passo la fuga iniziata poche ore prima da Bologna.

Dopo aver percorso buona parte della linea, il 36enne scende in zona Niguarda. A mezzanotte circa entra all’ospedale omonimo, verosimilmente alla ricerca di un luogo al coperto dove ripararsi dal freddo. La sala d’attesa del pronto soccorso, solitamente destinata a pazienti e familiari, nelle notti più rigide diventa talvolta un punto di riparo temporaneo anche per persone senza dimora o in condizioni di particolare disagio.

Pattuglia dei Carabinieri in servizio su strada

La fuga verso est e l’arresto

All’interno dell’ospedale Niguarda, Marin Jelenic resta per diverse ore. Le telecamere interne lo inquadrano mentre si siede su una sedia della sala d’attesa, con il giubbotto scuro addosso e il cappuccio della felpa grigia sulla testa. Secondo la cronologia ricostruita, l’uomo rimane nel container provvisorio allestito nel cortile del pronto soccorso fino alle 6.40 del martedì mattina, senza creare particolari problemi all’interno della struttura. Poco dopo le 6.40, il sospettato lascia il perimetro dell’ospedale e raggiunge nuovamente la fermata del tram 4, con l’intenzione di tornare verso il centro città e, in particolare, verso la stazione Centrale. Anche in questa fase, la sua presenza viene registrata dai sistemi di videosorveglianza, che consentono agli investigatori di completare il quadro degli spostamenti tra la notte e il mattino successivo.

Secondo quanto emerso dalle indagini, l’obiettivo di Jelenic sarebbe stato quello di dirigersi verso est, in direzione del confine. Durante il tragitto ferroviario da Bologna a Milano, l’uomo viaggia senza telefono cellulare e chiede ripetutamente ai passeggeri di poter utilizzare i loro dispositivi. La richiesta, avanzata più volte, aveva come scopo quello di contattare alcune utenze croate, ora oggetto di approfondimento da parte degli inquirenti.

Dalle verifiche successive è emerso che il 36enne aveva acquistato un biglietto ferroviario per la tratta da Tarvisio a Villach, in Austria, segno di un possibile tentativo di espatrio verso un altro Paese dell’Unione Europea. Nei giorni precedenti, l’uomo era già stato fermato in prossimità del confine: una prima volta a Tarvisio il 10 novembre e una seconda volta al valico di Trieste il 30 dicembre, in circostanze oggetto di ulteriore analisi investigativa. La fuga di Marin Jelenic si interrompe nella serata di martedì, quando una pattuglia del commissariato di Desenzano del Garda, in provincia di Brescia, lo individua e procede al fermo. L’uomo viene intercettato dopo ulteriori segnalazioni e attività di controllo sul territorio, che consentono agli operatori di polizia di bloccarlo e di accompagnarlo in stato di arresto presso gli uffici competenti, ponendo fine alla sua corsa.

Dopo il fermo, il 36enne viene messo a disposizione dell’autorità giudiziaria. Gli investigatori proseguono il lavoro di ricostruzione dettagliata degli eventi che hanno preceduto e seguito l’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio, analizzando i filmati di sorveglianza, le testimonianze dei passeggeri e le numerose segnalazioni dei cittadini. Le utenze contattate nei giorni precedenti e i movimenti lungo la direttrice verso il confine orientale restano al centro delle indagini in corso. Parallelamente, vengono approfonditi anche gli episodi precedenti che hanno visto protagonista Jelenic sul territorio italiano, inclusi i controlli a Milano, gli interventi delle pattuglie nelle zone di confine e l’ordine di espulsione emesso il 23 dicembre. L’obiettivo degli inquirenti è ricostruire un quadro completo dei comportamenti dell’uomo, delle sue frequentazioni e dei suoi spostamenti, per definire con chiarezza ogni passaggio della vicenda e mettere a disposizione della magistratura tutti gli elementi necessari alla valutazione delle responsabilità penali.

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