Scandinavia e Paesi Baltici: sottozero estremo e nevicate favorite dal Baltico
La Scandinavia sta già sperimentando valori particolarmente bassi. Nelle zone interne della Lapponia sono stati segnalati valori sotto i -40°C, con alcune località prossime a soglie che richiamano i record storici. Nelle aree urbane principali, come Oslo e Stoccolma, le temperature potrebbero portarsi tra -12°C e -15°C, con nevicate diffuse.
In Finlandia, Helsinki potrebbe toccare i -20°C, mentre nelle regioni settentrionali la discesa termica potrebbe spingersi sotto i -32°C. Il freddo intenso, se accompagnato da vento e precipitazioni, aumenta il rischio di condizioni difficili per la mobilità, soprattutto lungo le tratte extraurbane.
Nei Paesi Baltici l’aria gelida potrebbe interagire con il Mar Baltico ancora in parte libero dai ghiacci. Questo elemento può favorire nevicate costiere più organizzate. Tallinn, Riga e Vilnius vengono indicate con temperature tra -18°C e -23°C, con possibili punte fino a -27°C nelle aree interne, dove il raffreddamento notturno tende a essere più marcato.

Polonia e Ucraina: neve e gelo, criticità possibili per infrastrutture e rete energetica
In Polonia è atteso un fronte nevoso compatto, con accumuli oltre i 30 centimetri e minime fino a -22°C nelle regioni orientali. Varsavia potrebbe essere interessata da precipitazioni frequenti e da un gelo persistente, con condizioni favorevoli alla formazione di ghiaccio al suolo.
In Ucraina l’ondata di freddo si colloca su un contesto già complesso. A Kiev vengono indicate minime vicine a -17°C, mentre nelle aree orientali, tra Kharkiv e Sumy, si potrebbe scendere sotto i -21°C. Le temperature rigide potrebbero aumentare la pressione sulle reti energetiche, già provate da danni legati al conflitto, rendendo la disponibilità di riscaldamento e servizi essenziali un tema prioritario.
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Effetti sull’Italia: calo termico e rischio neve su Adriatico e Nord-Est
Il nucleo più rigido dell’irruzione fredda dovrebbe rimanere centrato sull’Europa centro-orientale, ma anche l’Italia potrebbe essere interessata da conseguenze indirette. Le proiezioni indicano tra fine gennaio e inizio febbraio un possibile afflusso di aria fredda continentale verso Nord-Est e regioni adriatiche, con bora sostenuta e possibili nevicate a quote collinari o localmente più basse.
Sull’Appennino centrale la neve potrebbe risultare più diffusa oltre i 600-800 metri, mentre al Centro-Sud lo scenario appare più secco ma con temperature in calo e gelate notturne nelle aree interne.