
Maxi operazione nella Sibaritide: il quadro delle misure
La maxi operazione in Calabria si concentra nell’area della Sibaritide, territorio che comprende anche Corigliano-Rossano, uno dei principali centri della provincia di Cosenza. L’attività è stata avviata all’alba e ha visto impegnati reparti specializzati dell’Arma, chiamati a notificare ed eseguire le misure disposte dall’autorità giudiziaria.
Le misure cautelari non rappresentano una sentenza e vengono adottate nella fase delle indagini sulla base delle valutazioni del giudice. L’ordinanza dovrà ora essere esaminata anche dalle difese degli indagati, che potranno contestarne gli elementi nelle sedi previste dalla legge. Saranno gli sviluppi processuali a chiarire in modo puntuale il peso delle singole accuse.
Le ipotesi di reato contestate dalla procura
Il quadro accusatorio comprende l’ipotesi di associazione di tipo mafioso, oltre a omicidio, estorsione, rapina e furto. A queste contestazioni si aggiungono quelle relative alla detenzione e al porto di armi da fuoco, ambiti che vengono ricondotti dagli inquirenti alla ricostruzione complessiva dei fatti oggetto dell’indagine.
Secondo quanto emerge dalle contestazioni formulate, sarebbero inoltre ipotizzati l’intestazione fittizia di beni, la procurata inosservanza di pena e il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Si tratta di capi di imputazione che riguardano condotte differenti e che, per la loro natura, richiederanno verifiche specifiche per ogni persona coinvolta.
In alcuni casi, l’accusa avrebbe contestato l’aggravante del metodo mafioso o della finalità mafiosa. Tale aggravante viene valutata quando una condotta, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe stata commessa sfruttando la forza intimidatrice o perseguendo interessi riconducibili a un’organizzazione di stampo mafioso.
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