Temperature in calo e possibile apice tra il 3 e il 5 novembre
Il calo termico più marcato, secondo le mappe disponibili, prenderebbe forma tra venerdì 30 e sabato 31 ottobre, con un possibile picco tra martedì 3 e giovedì 5 novembre. I dati relativi alla quota di 850 hPa, corrispondente approssimativamente a 1.500 metri di altitudine, mostrano per l’Italia e i Balcani anomalie fino a 10-12 gradi sotto la media climatica di riferimento.
In presenza di tali valori, lo zero termico potrebbe abbassarsi sensibilmente anche al Sud, mentre sulle regioni centro-settentrionali potrebbero affluire isoterme comprese tra -2 e -6 gradi a 1.500 metri. Non si tratterebbe necessariamente di temperature identiche al suolo: le condizioni locali, la ventilazione, la nuvolosità e l’inversione termica incidono in modo decisivo sui valori registrati nelle singole città.
Gli ensemble, ossia le molteplici elaborazioni effettuate dai modelli per valutare l’affidabilità di una previsione, mostrerebbero una tendenza al ribasso persistente. Questo elemento suggerisce la possibilità di una fase fredda non limitata a poche ore, ma la definizione di durata e intensità resta legata agli aggiornamenti successivi.

Neve sull’Appennino e attenzione alla Pianura Padana
La prima fase, tra il weekend di Halloween e l’1-2 novembre, potrebbe interessare in particolare il medio e basso Adriatico e il settore ionico. Il contrasto tra l’aria fredda in ingresso e le acque ancora relativamente miti dello Ionio favorirebbe rovesci e temporali, con fenomeni localmente intensi sulle coste e nelle zone interne esposte.
Le previsioni ipotizzano neve sull’Appennino centro-meridionale, con quota in calo tra 500 e 800 metri tra Abruzzo, Molise, Basilicata, Puglia collinare e Calabria. Le quote neve potrebbero variare sensibilmente nel corso delle precipitazioni e da una provincia all’altra, poiché la presenza di aria più mite nei bassi strati può modificare rapidamente il limite tra pioggia e neve.
Un secondo passaggio, collocato indicativamente tra il 3 e il 6 novembre, dipenderebbe dall’eventuale risalita di un minimo depressionario verso il Tirreno o il Mar Ligure. In questa circostanza, il Nord Italia potrebbe vedere la formazione di un cuscinetto freddo in Pianura Padana, favorito da cieli sereni notturni e inversioni termiche nei giorni precedenti.
Se le precipitazioni risalissero da sud sopra uno strato d’aria fredda al suolo, non sarebbe esclusa neve in pianura su porzioni di Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna, soprattutto tra il 4 e il 5 novembre. È un’ipotesi che necessita di conferme: per la neve in pianura risultano determinanti la posizione del minimo, l’intensità delle precipitazioni e la temperatura nei primi strati dell’atmosfera.
I precedenti storici e le differenze con gli inverni più rigidi
Le irruzioni di Burian e le configurazioni riconducibili al Ponte di Voejkov vengono ricordate soprattutto per alcuni grandi episodi invernali, tra cui quelli del 1929, del 1956, del 1985 e del febbraio 2012. In quelle occasioni l’aria continentale raggiunse l’Italia provocando freddo intenso, gelate diffuse e nevicate in numerose località.
Per trovare analogie nel periodo autunnale occorre guardare ai primi giorni di novembre 1980, quando la neve interessò anche aree pianeggianti del Centro-Sud, e all’irruzione del 27-29 ottobre 1997, caratterizzata da temperature basse e nevicate a quote insolitamente ridotte lungo l’Appennino. Ogni evento, però, presenta caratteristiche proprie e non consente confronti automatici.
La particolarità dello scenario attuale sarebbe quindi legata alla precocità del possibile afflusso freddo e alla sua estensione geografica. Per stabilire se possa configurarsi come un evento eccezionale sarà necessario attendere l’effettiva evoluzione dei prossimi giorni e confrontare i dati osservati con le serie climatiche locali.
