Abolizione del cambio dell’ora, cosa succede in Europa
Ed è qui che torna una questione che sembrava destinata a chiudersi diversi anni fa: l’abolizione del cambio dell’ora. Nel 2018 la Commissione europea presentò una proposta per porre fine ai cambi stagionali, lasciando però ai singoli Stati la possibilità di decidere quale orario mantenere stabilmente. La proposta arrivò dopo una consultazione pubblica europea alla quale parteciparono circa 4,6 milioni di persone: l’84% dei partecipanti si espresse a favore della fine dei cambi semestrali, mentre il 16% preferiva mantenerli.
Nel marzo 2019 il Parlamento europeo approvò la propria posizione sulla proposta, sostenendo l’ipotesi di porre fine al cambio stagionale dal 2021. Ma quella scadenza non è mai diventata realtà. Il passaggio decisivo avrebbe richiesto anche un accordo con il Consiglio dell’Unione europea, che non ha finalizzato una posizione comune sulla proposta. La stessa Commissione europea continua a indicare il dossier come non concluso.
Il tema è riemerso anche nell’attività del Parlamento europeo nel 2025, quando l’Aula ha affrontato nuovamente la questione dell’abolizione del cambio stagionale dell’ora.
Nel frattempo, però, il quadro normativo non è cambiato. E c’è un elemento particolarmente significativo: nel marzo 2026 la Commissione europea ha pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il calendario dei periodi di applicazione dell’ora legale per gli anni 2027-2031. Sono già indicate, tra le altre, le date del 28 marzo e 31 ottobre 2027, del 26 marzo e 29 ottobre 2028, del 25 marzo e 28 ottobre 2029, del 31 marzo e 27 ottobre 2030 e del 30 marzo e 26 ottobre 2031.
Questo significa che, in assenza di una nuova decisione europea, il meccanismo dei cambi stagionali continua a essere programmato anche per gli anni successivi. Per il momento, dunque, l’appuntamento è fissato: il 25 ottobre 2026 tornerà l’ora solare, con le lancette indietro di un’ora.
