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Askatasuna, il poliziotto preso a martellate rompe il silenzio: la sua versione

L’aggressione e i colpi: “Mi hanno spinto a terra”

Nel suo racconto, Calista entra nel momento più drammatico della vicenda. Dopo essere finito a terra, l’agente sarebbe stato aggredito da più persone, anche con oggetti contundenti. Le immagini parlano di colpi violenti, tra cui anche quelli inferti con un martello, che hanno immediatamente fatto il giro del web, alimentando indignazione e polemiche.

Nonostante la gravità dell’aggressione, Calista chiarisce le sue condizioni: «Sono un po’ amareggiato, ma mi sento bene». Una frase che restituisce la durezza dell’episodio ma anche la volontà di riportare i fatti senza enfatizzazioni emotive, lasciando parlare la cronaca.

Il ringraziamento al collega: “Mi ha salvato la vita”

Uno dei passaggi centrali della testimonianza è il ringraziamento a un collega in particolare. Calista cita Lorenzo Virgulti, definendolo senza esitazioni «mio fratello e angelo custode». Secondo l’agente ferito, Virgulti sarebbe intervenuto nel momento più critico, riuscendo a sottrarlo alla violenza della folla: «Mi ha tirato via da tutto il casino e mi ha salvato la vita».

Un riconoscimento che sottolinea il ruolo decisivo del lavoro di squadra nelle situazioni di ordine pubblico più complesse, dove pochi secondi possono fare la differenza.

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La versione di Virgulti: “Ho fatto quello che avrebbe fatto chiunque”

Anche Lorenzo Virgulti interviene nel video, fornendo la sua versione dei fatti. Il collega racconta di essersi accorto dell’aggressione e di essere intervenuto immediatamente: «Quando ho visto il collega accerchiato e aggredito mi sono subito avvicinato verso di lui e l’ho protetto con lo scudo».

Virgulti ridimensiona l’eroismo attribuitogli, parlando di un gesto istintivo: «Avrei fatto quello che avrebbe fatto qualsiasi altro collega». Spiega poi che il supporto è arrivato in pochi istanti: «Sono arrivato qualche secondo prima degli altri, che subito sono accorsi. Tutta la squadra insieme ha esfiltrato il collega dalla zona più pericolosa per ricongiungerci al resto del contingente».

Un’operazione resa complessa dal fatto che il resto delle forze fosse già impegnato in altri scontri simultanei con centinaia di manifestanti.

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