Attacco Isis in Niger: distrutti velivoli militari e colpiti mezzi civili
Il bilancio, per quanto riguarda i mezzi, viene descritto come rilevante. Nell’attacco sarebbero stati distrutti un elicottero da trasporto russo Mi-171 e quattro velivoli impiegati dal governo per missioni di contrasto ai gruppi armati: due Cessna 208 Caravan e un Diamond DA42 Twin Star, dotati di sensori a infrarossi e sistemi per l’intercettazione radio.
Questi assetti costituivano una componente centrale della sorveglianza aerea, utilizzata per monitorare le rotte più esposte ad attacchi e imboscate. Nei filmati, inoltre, si vedrebbero miliziani sparare con armi automatiche contro un monomotore da controinsurrezione turco Hurkus C, armato con mitragliatrici e lanciarazzi sotto le ali.
Durante l’azione sarebbe avvenuta anche l’esplosione di un deposito di munizioni. Raffiche di armi leggere avrebbero inoltre raggiunto tre jet civili di compagnie dell’Africa occidentale presenti nell’area di sosta dello scalo.
Operazione congiunta tra cellule dello Stato Islamico nel Sahel
Secondo l’analista Brant Philip, il gruppo impiegato nel raid sarebbe stato formato da militanti provenienti sia dallo Stato Islamico del Sahel sia dalla branca dell’Africa Occidentale. Un elemento citato a sostegno dell’ipotesi di una composizione mista è la presenza, tra gli aggressori, di una persona che parlerebbe la lingua Kanturi, diffusa nell’area del Lago Ciad.
Se confermata, questa dinamica indicherebbe una maggiore capacità di coordinamento tra differenti nuclei operativi. Nel contesto regionale resta attivo anche Jnim, sigla legata ad Al Qaeda, in un quadro di sicurezza definito frammentato e altamente instabile.
Risposta della giunta nigerina e accuse a Francia e Benin
L’attacco viene inquadrato come una sfida diretta alle autorità militari guidate dal generale Abdourahamane Tiani. Le forze nigerine hanno dichiarato di aver ucciso circa una ventina di terroristi, tra cui un presunto cittadino francese, e hanno accusato Francia e Benin di aver sostenuto l’azione jihadista.
Al momento non risultano diffuse immagini che documentino in modo chiaro la risposta governativa, che secondo quanto riferito avrebbe coinvolto anche soldati russi. Nei filmati circolati online si noterebbero mitragliere contraeree impegnate a sparare verso il cielo, probabilmente nel tentativo di colpire i droni utilizzati nell’assalto.
Il controllo della capitale resta in mano alle forze governative, ma gli attacchi dei gruppi armati proseguono lungo le arterie principali che conducono a Niamey, con particolare pressione sui convogli e sui camion di carburante.
Sahel, quadro di sicurezza in peggioramento e presenza di militari italiani
La situazione resta critica in Niger, Mali e Burkina Faso, Paesi del Sahel guidati da giunte militari che hanno interrotto o ridotto la cooperazione con i contingenti occidentali. La presenza di combattenti e armamenti russi, secondo le ricostruzioni disponibili, non avrebbe finora determinato un’inversione della tendenza in termini di sicurezza.
Il contesto riguarda anche la missione bilaterale italiana: nel Paese operano circa 350 militari, impegnati in attività di addestramento per soldati e gendarmi nigerini e in progetti di cooperazione. Si tratta degli ultimi contingenti occidentali ancora presenti in un’area considerata strategica per il controllo delle rotte migratorie e per gli equilibri geopolitici dell’Africa occidentale.