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“Aumentano il rischio di tumori e infarti”. Allarme nelle cucine, fate attenzione a questo

Plastica e salute: normative, ambiente e mercato in espansione

Il tema non si esaurisce nel singolo gesto quotidiano. La contaminazione da plastica accompagna l’intero ciclo di vita del prodotto: dall’estrazione dei combustibili fossili alla produzione energivora, fino allo smaltimento. Vaschette, pellicole e imballaggi monouso — spesso composti da strati multipli difficili da separare — risultano complessi da riciclare. Con il tempo si frammentano in micro e nanoplastiche che si accumulano nel suolo, nei fiumi e negli oceani, rientrando nella catena alimentare.

Anche il riciclo non rappresenta sempre una soluzione definitiva: il processo può degradare il materiale, favorendo il rilascio di additivi chimici nei nuovi prodotti.

Sul fronte normativo, nell’Unione Europea i materiali plastici a contatto con gli alimenti sono regolamentati attraverso limiti di migrazione per alcune sostanze note, sulla base delle indicazioni dell’EFSA. Tuttavia, non esistono soglie specifiche per le particelle di microplastica. In una comunicazione a Euronews Green, l’Autorità ha dichiarato di aver identificato il tema come prioritario già nel 2021, sottolineando la necessità di colmare le lacune nei dati e sviluppare metodi di analisi armonizzati. Su richiesta del Parlamento europeo, è in corso una valutazione dei potenziali rischi per la salute derivanti dalla presenza di microplastiche in alimenti, acqua e aria, con risultati attesi entro la fine del 2027.

Intanto, il fenomeno è in crescita. Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, gli imballaggi rappresentano il 36% della produzione globale di plastica, che potrebbe raddoppiare entro il 2050. Il mercato dei pasti pronti confezionati in plastica, già superiore ai 160 miliardi di euro, potrebbe raggiungere quasi 300 miliardi entro il 2034. Nel solo 2024, a livello globale, sono state prodotte 71 milioni di tonnellate di pasti pronti, pari a circa 12,6 kg a persona.

Di fronte a questi numeri, Greenpeace chiede che il prossimo Trattato globale delle Nazioni Unite sulla plastica introduca controlli più rigorosi sui materiali a contatto con gli alimenti e preveda l’eliminazione graduale degli additivi pericolosi. «Il rischio è chiaro, la posta in gioco è alta ed è il momento di agire», conclude Forbes.

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