Il ritorno di Garofano e le contestazioni sul lavoro svolto
Il racconto assume un tono diverso quando Pizzamiglio ricorda il rientro di Luciano Garofano dalle vacanze. Secondo quanto riferito dall’ex vicecomandante, il comandante non avrebbe condiviso le scelte compiute durante la sua assenza, contestando in particolare la modalità con cui erano stati individuati i consulenti della Procura.
«Solo che poi è rientrato Garofano, finalmente, dopo diverse settimane e, ovviamente, non andava bene niente di quello che avevamo fatto», ha dichiarato Pizzamiglio davanti ai magistrati.
Il pubblico ministero gli ha quindi chiesto di chiarire che cosa, nello specifico, non fosse stato ritenuto adeguato. La risposta ha riguardato proprio l’incarico affidato a Marino e Mattei: secondo la ricostruzione dell’ex vice, Garofano avrebbe preferito che le consulenze venissero effettuate d’ufficio, anziché affidate direttamente ai due militari come consulenti della magistrata.
La Procura, tuttavia, avrebbe avuto una posizione precisa sulla questione e avrebbe voluto procedere attraverso la nomina dei propri consulenti. Una divergenza organizzativa che, stando alle parole di Pizzamiglio, avrebbe contribuito a creare tensioni all’interno del reparto.

Il trasferimento di Mattei e il nuovo sopralluogo
Tra gli elementi riferiti dall’ex vicecomandante c’è anche la decisione di Mattei di chiedere il trasferimento dopo il caso di Garlasco. Pizzamiglio ha collegato temporalmente la richiesta di lasciare il reparto alle vicende successive all’omicidio, senza però ricostruire nel dettaglio tutte le ragioni che portarono il militare a quella scelta.
«Non so che cosa è successo», ha precisato, prima di ricordare che Mattei, dopo il caso, aveva chiesto di andare via. Un passaggio che aggiunge un ulteriore elemento al quadro dei rapporti interni descritto durante l’audizione, ma che non consente, da solo, di stabilire quali siano state le motivazioni complete della decisione.
Pizzamiglio ha inoltre raccontato che, una volta rientrato in Italia, Garofano avrebbe riorganizzato le attività e sarebbe tornato a effettuare un sopralluogo. L’ex vice ha precisato di non sapere se l’iniziativa fosse stata concordata con la magistrata titolare dell’indagine.
Nel descrivere il comportamento del comandante, ha aggiunto che, a suo giudizio, Garofano tendeva a intervenire nuovamente sulle attività già svolte per riaffermare il proprio ruolo. Ha anche fatto riferimento alla visibilità pubblica, sostenendo che il ritorno sul luogo del delitto fosse legato, almeno in parte, all’esposizione mediatica. Si tratta della valutazione espressa da Pizzamiglio nel corso della testimonianza, non di un accertamento autonomo sulle intenzioni dell’allora comandante.
I rilievi interrotti e i dubbi della magistrata
Un altro punto della deposizione riguarda la conclusione delle prime attività tecniche nella villetta di Garlasco. Pizzamiglio ha riferito che, terminati i rilievi, il Ris di Parma sarebbe stato fermato dalla magistrata di Vigevano che seguiva il procedimento.
«Finiti i rilievi noi siamo stati stoppati, quindi, cioè, anche volendo…», ha raccontato, spiegando che il reparto non avrebbe potuto proseguire liberamente con ulteriori accertamenti. Nel suo ricordo, la magistrata si sarebbe mostrata gentile nei rapporti con i militari, ma anche prudente nella gestione del caso.
«Era dubbiosa, era il suo primo caso di omicidio, credo, e quindi voleva andarci coi piedi di piombo», ha aggiunto Pizzamiglio, descrivendo un atteggiamento improntato alla cautela.
Le sue parole riportano così l’attenzione sulle condizioni nelle quali furono condotti i primi accertamenti, sulle decisioni prese durante l’assenza del comandante e sulle successive divergenze relative all’organizzazione del lavoro. Aspetti che, a distanza di anni, vengono nuovamente esaminati dagli inquirenti.
