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Avvelenate con la ricina, il legale di famiglia rompe il silenzio. La notizia che cambia tutto

L’inchiesta si muove anche sul delicato terreno delle perizie tecniche e dell’analisi dei dispositivi elettronici. Mentre la maggior parte dei cellulari della cerchia ristretta è già finita sotto sequestro, lo smartphone di Gianni Di Vita — marito di Antonella Ielsi e padre di Sara, le due donne stroncate dalla ricina — è rimasto nelle sue mani. Una decisione che il legale ha voluto chiarire, ribadendo la totale trasparenza del suo assistito: “Se ne avessero bisogno è lì a disposizione. Tra le altre cose non è stato alterato nell’utilizzo e questo sarebbe anche facilmente dimostrabile attraverso la Polizia Scientifica”. Per l’avvocato Facciolla, la messa a disposizione del terminale è la naturale prosecuzione di quella condotta di collaborazione che le parti offese hanno garantito agli inquirenti sin dal primo giorno, nonostante il peso di una tragedia che ha decimato la famiglia.

Parallelamente agli accertamenti della Procura, si è assistito a un vero e proprio esodo dei sopravvissuti dal borgo d’origine. Gianni e la figlia Alice hanno infatti lasciato Pietracatella per rifugiarsi a Campobasso. Per il legale si è trattato di una scelta obbligata, finalizzata soprattutto a proteggere il delicato percorso scolastico della giovane, prossima agli esami di maturità. “Stavano vivendo in un contesto comunale che era diventato particolarmente difficile per l’interesse mediatico che la vicenda desta”, ha puntualizzato Facciolla, evidenziando come l’assedio costante dei cronisti avesse reso impossibile condurre una vita dignitosa. Il trasferimento, seppur temporaneo, appare come l’unico modo per garantire ad Alice la serenità necessaria per affrontare il suo esame finale, mentre fuori la caccia alla verità continua a scavare nel fango di un giallo che non ha ancora trovato il suo colpevole.

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