Il giallo di Pietracatella: l’ombra della ricina e i nuovi interrogatori

Per la seconda volta in meno di dieci giorni la cugina di Gianni Di Vita (il papà e marito delle vittime di Pietracatella) è tornata in Questura a Campobasso per essere ascoltata dagli investigatori. Altre quattro ore di interrogatorio per cercare di capire cosa sia successo nei giorni di Natale, quando Sara e sua mamma Antonella, inizialmente curate per una sospetta intossicazione alimentare, sono poi morte invece per avvelenamento da ricina. Ma quello della cugina non è stato l’unico colloquio della settimana: gli uomini della Squadra Mobile, guidata da Marco Graziano, hanno sentito altre persone “informate dei fatti”, allargando il cerchio a colleghi e conoscenti.
Sono ormai più di 40 le persone che hanno sfilato davanti agli investigatori da quando è stato aperto il nuovo filone di indagine per duplice omicidio premeditato. La cugina di Gianni Di Vita è un’insegnante che vive a pochi metri dalla casa della tragedia e che, attualmente, ospita l’ex sindaco e sua figlia Alice, gli unici due superstiti. Laura Di Vita era già stata sentita nei giorni successivi ai decessi; ieri è dovuta tornare negli uffici della Mobile per una deposizione fiume. Sui motivi di questa nuova convocazione non trapela nulla, ma è certo che a breve sarà riconvocato anche lo stesso Di Vita. Gli inquirenti seguono più piste: l’ambito familiare, i contatti esterni e il mondo lavorativo, in attesa della relazione del Centro Antiveleni di Pavia sulla presenza della tossina nelle vittime.