Temperature rigide e riscaldamento insufficiente
Secondo quanto riferito dall’istituto, le temperature all’interno delle classi sarebbero risultate particolarmente basse già dalle prime ore del mattino, in una fase dell’anno in cui l’ondata di freddo ha interessato l’intero territorio regionale. Alcuni genitori, informati dell’accaduto, hanno espresso preoccupazione per l’assenza di adeguate condizioni climatiche nelle aule, sottolineando l’esigenza di garantire un livello minimo di comfort termico per gli alunni.
La vicenda riportata da Adkronos alimenta così una discussione più ampia sulle responsabilità degli enti competenti nella gestione e manutenzione degli edifici scolastici, spesso di proprietà comunale o provinciale, e sulla necessità di programmare interventi ordinari e straordinari sugli impianti di riscaldamento prima dell’inizio della stagione invernale.
Il racconto del dirigente e le condizioni dell’istituto
A descrivere nel dettaglio cosa è avvenuto è stato il dirigente scolastico dell’istituto comprensivo statale Luigi Capuana, Giuseppe Carlino. La bambina frequentante la scuola dell’infanzia dell’istituto avrebbe manifestato brividi intensi e un marcato stato di malessere, presentando, secondo il racconto, un colorito tendente al violaceo. Il personale scolastico è intervenuto tempestivamente per assisterla e monitorare le sue condizioni.
Pur non essendo stato necessario l’intervento del servizio di emergenza sanitaria, l’episodio è stato ritenuto sufficientemente grave da indurre il preside a rendere pubblica la situazione dell’edificio scolastico. Il dirigente ha infatti richiamato l’attenzione sulle difficoltà che si registrano da anni all’interno del plesso, legate principalmente all’assenza di riscaldamento nelle aule e negli spazi comuni.
Il plesso Turrisi, che fa parte dell’istituto comprensivo e accoglie circa 280 alunni tra scuola dell’infanzia e scuola primaria, è al centro della segnalazione. In questa struttura, secondo quanto riportato, i termosifoni sarebbero fuori uso da circa tredici anni. Nel corso di questo lungo arco temporale sarebbero state inoltrate diverse richieste di intervento agli uffici competenti, senza però arrivare a una soluzione definitiva del problema.
A complicare ulteriormente la situazione concorrono le caratteristiche architettoniche dell’edificio, descritto come dotato di soffitti molto alti e ampi corridoi. Tali elementi, in assenza di un sistema di riscaldamento efficiente, favorirebbero la dispersione del calore e renderebbero ancora più difficoltoso mantenere una temperatura adeguata nelle classi, con ripercussioni sul benessere dei bambini e sull’ordinario svolgimento delle attività didattiche.
Le segnalazioni pregresse e le richieste di intervento
La problematica relativa ai termosifoni non funzionanti nel plesso Turrisi non sarebbe nuova. Secondo le informazioni rese note dalla scuola, nell’arco di questi tredici anni dirigenti e personale avrebbero più volte segnalato le criticità agli uffici tecnici competenti, richiedendo verifiche sugli impianti e interventi di manutenzione straordinaria. Le comunicazioni avrebbero interessato sia l’amministrazione comunale, in qualità di ente proprietario dell’edificio, sia altri soggetti istituzionali coinvolti nella gestione dell’edilizia scolastica.
In assenza di una soluzione strutturale, nel tempo sarebbero state adottate misure parziali, come il ricorso a stufette o dispositivi temporanei di riscaldamento laddove consentito dalle norme di sicurezza. Tuttavia, tali strumenti non sarebbero in grado di garantire una distribuzione uniforme del calore all’interno delle aule, né rappresentano una risposta adeguata per un utilizzo continuativo durante l’intero periodo invernale.
L’episodio che ha visto protagonista la bambina ha contribuito a rendere ancora più urgente la richiesta di una pianificazione di interventi mirati, con l’obiettivo di ripristinare il corretto funzionamento dell’impianto o, se necessario, procedere alla sua completa sostituzione. Il tema riguarda non solo la tutela della salute degli alunni e del personale scolastico, ma anche il diritto a svolgere l’attività educativa in ambienti conformi agli standard minimi previsti dalle normative vigenti.
Il caso del plesso Turrisi viene infatti portato ad esempio di una situazione che, secondo chi opera all’interno delle scuole, si riscontra anche in altri edifici scolastici della città, in particolare quelli più datati, spesso caratterizzati da impianti vetusti e da una manutenzione non sempre regolare o sufficiente a prevenire guasti prolungati nel tempo.
Il ruolo dei sindacati e il quadro nelle altre scuole
Sulla vicenda sono intervenute le organizzazioni sindacali Flc Cgil Palermo e Fillea Cgil Palermo, che hanno ampliato l’orizzonte dell’analisi oltre il singolo istituto, parlando di una criticità estesa a numerose scuole del territorio. I segretari generali Fabio Cirino e Piero Ceraulo hanno sottolineato come in diversi plessi gli impianti di riscaldamento risultino vetusti o non funzionanti, mentre in alcuni edifici sarebbero del tutto assenti, lasciando studenti e lavoratori in ambienti freddi per molte ore al giorno.
I sindacati evidenziano come il problema del freddo nelle scuole non sia episodico, ma rappresenti una criticità strutturale che si ripresenta puntualmente ogni inverno. Viene richiamata la necessità di un monitoraggio sistematico dello stato degli impianti, di un aggiornamento delle dotazioni tecnologiche e di investimenti dedicati all’edilizia scolastica, al fine di evitare che guasti prolungati possano determinare disagi o situazioni di potenziale rischio per la salute.
Secondo le organizzazioni sindacali, l’assenza di temperature adeguate nelle aule incide anche sulla qualità dell’apprendimento, poiché studenti e insegnanti si troverebbero a svolgere le attività didattiche in condizioni di disagio, con la necessità di indossare giubbotti e indumenti pesanti anche all’interno degli ambienti scolastici. Da qui la richiesta di interventi urgenti e di una programmazione che non si limiti a risolvere le emergenze, ma che punti a una riqualificazione complessiva delle strutture.
L’attenzione viene posta, inoltre, sui rischi legati all’eventuale utilizzo di strumenti di riscaldamento non adeguati o non conformi alle norme di sicurezza, che potrebbero essere introdotti in via temporanea per far fronte all’assenza di un impianto funzionante. I sindacati ribadiscono quindi la necessità che gli enti locali si facciano carico in modo strutturale della manutenzione e dell’ammodernamento degli edifici scolastici.
Dalla città all’Assemblea regionale: il caso arriva in Sicilia orientale
La questione del freddo nelle scuole non riguarda soltanto il capoluogo siciliano. Il tema è infatti approdato all’attenzione dell’Assemblea regionale siciliana, dove sono state segnalate criticità analoghe in altre province. Il deputato del Movimento 5 Stelle Carlo Gilistro ha messo in evidenza, con una protesta simbolica, la situazione di alcune scuole della provincia di Siracusa, dove, secondo quanto riportato, le temperature in aula arriverebbero a toccare i sei gradi.
Queste segnalazioni contribuiscono a delineare un quadro più ampio delle difficoltà incontrate dagli istituti scolastici siciliani nel garantire ambienti adeguatamente riscaldati durante la stagione invernale. In diversi casi, le scuole si troverebbero a operare con impianti datati, parzialmente funzionanti o del tutto fuori uso, con conseguenze dirette sullo svolgimento regolare delle lezioni.
L’intervento in sede regionale mira a sollecitare una verifica complessiva dello stato delle strutture scolastiche e l’attivazione di interventi immediati laddove si riscontrino condizioni particolarmente critiche. Tra le priorità indicate rientrano la mappatura degli edifici privi di riscaldamento o con sistemi non funzionanti, l’assegnazione di risorse per la manutenzione straordinaria e la definizione di tempi certi per il ripristino delle normali condizioni di utilizzo degli spazi.
Il caso della bambina di quattro anni colta da malore a Palermo, unito alle segnalazioni provenienti da altre province siciliane, viene così assunto come esempio emblematico delle conseguenze che la mancata cura dell’edilizia scolastica può avere sulla vita quotidiana di studenti e personale. Le richieste avanzate dai dirigenti, dai sindacati e dai rappresentanti istituzionali convergono sulla necessità di garantire, in tempi rapidi, aule sicure e termicamente idonee all’attività didattica.