
Bambini nel bosco: il chiarimento del giudice
I bambini nel bosco potranno fare ritorno dai loro familiari, ma a precise condizioni: i genitori devono dimostrare «avere fiducia nel processo» e collaborare attivamente con le autorità. Lo afferma, secondo quanto riporta la Repubblica, il giudice Claudio Cottatellucci, presidente dell’Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e la famiglia, che sottolinea la natura provvisoria del provvedimento emesso dal tribunale dei minori de L’Aquila. Nessuna decisione definitiva è stata assunta rispetto alla separazione dei minori dalla propria famiglia, ma si tratta di una misura temporanea, destinata a garantire la sicurezza e il benessere dei minori coinvolti.
Il caso dei bambini nel bosco: decisioni provvisorie e necessità di fiducia
Secondo quanto dichiarato da Cottatellucci, il provvedimento si basa su un’analisi articolata e priva di pregiudizi ideologici. «La misura adottata non rappresenta una sottrazione definitiva», ribadisce il magistrato, «ma una scelta temporanea per proteggere i minori in attesa di ulteriori elementi di valutazione». Il giudice invita a superare ogni lettura semplificata della vicenda e ricorda che la magistratura minorile opera sempre al fine di tutelare il benessere dei figli, anche nei casi di scarsa collaborazione tra i genitori e le istituzioni.
Difesa delle istituzioni e ruolo degli operatori sociali
Il giudice Cottatellucci prende posizione anche a favore della presidente del tribunale de L’Aquila, Cecilia Angrisano, che ha firmato il provvedimento e si trova ora al centro di polemiche e critiche. «Le accuse di sequestro di persona», sostiene il magistrato, «sono uno stravolgimento della realtà e alimentano un clima d’odio che rischia di compromettere il sistema di tutela minorile». Il magistrato lamenta inoltre la «fuga dalla complessità» da parte di alcuni esponenti politici e ricorda che il Csm ha già avviato un procedimento a protezione dei colleghi oggetto di attacchi.
Sul fronte legale, l’avvocato della famiglia dispone di dieci giorni per presentare ricorso. L’obiettivo condiviso, ribadisce Cottatellucci, resta uno solo: «il benessere dei minori». A questa posizione si unisce Barbara Rosina, presidente dell’Ordine nazionale degli assistenti sociali, che denuncia come la vicenda abbia trasformato gli operatori sociali in bersagli di critiche mediatiche e sospetti.
Rosina respinge la narrazione secondo la quale gli assistenti sociali strappano i figli ai genitori. «Ogni intervento», puntualizza, «è frutto di una decisione collegiale che coinvolge magistrati, psicologi, educatori e psichiatri». Esistono protocolli e linee guida nazionali rigorose; nessuna misura viene adottata senza un’attenta valutazione delle condizioni familiari e solo dopo aver tentato tutte le strade di sostegno e recupero.
Il provvedimento di allontanamento rappresenta, spiega Rosina, un’estrema ratio, presa solo quando ogni tentativo di supporto è fallito e il rischio per la salute, la crescita o la sicurezza dei bambini è concreto. L’amore genitoriale, seppur fondamentale, non può sostituire la necessità di scuola, cure sanitarie, relazioni sociali e una rete familiare adeguata, elementi indispensabili per uno sviluppo equilibrato. Per garantire il legame affettivo anche in situazioni critiche, sono previste comunità madre-bambino e incontri protetti.

Le complessità della tutela minorile tra percezione pubblica e responsabilità istituzionali
Secondo Rosina, il diffondersi di sentimenti di ostilità verso gli operatori sociali dipende anche dal fatto che essi sono tra i pochi professionisti autorizzati a entrare nelle abitazioni per accertare la sicurezza dei minori. Questo ruolo, spesso poco compreso, genera timori e diffidenze, soprattutto in contesti segnati da conflitti familiari, episodi di violenza domestica o situazioni di dipendenza.
Le accuse nei confronti di assistenti sociali e magistrati diventano ancora più frequenti quando la comunicazione pubblica è influenzata da influencer e opinionisti che diffondono informazioni distorte o incomplete, colpendo spesso persone che, per via del segreto d’ufficio, non possono difendersi pubblicamente. La presidente Rosina sottolinea dunque l’importanza di una comunicazione corretta e responsabile su questi temi, per evitare di alimentare ingiustificate paure e pregiudizi sociali.
Prospettive future e possibili soluzioni
Il caso dei bambini nel bosco pone nuovamente l’attenzione sull’importanza di procedure trasparenti e di un dialogo costante tra famiglie, servizi sociali e autorità giudiziarie. La collaborazione tra tutte le parti coinvolte è essenziale per garantire decisioni equilibrate e rispettose dei diritti fondamentali dei minori. Il magistrato Cottatellucci ribadisce che «il diritto dei bambini alla vita di relazione e alla salute» deve restare al centro di ogni valutazione, senza cedere a logiche di contrapposizione tra istituzioni e famiglie.
Nel dibattito pubblico emerge anche la richiesta di rafforzare i percorsi di sostegno e accompagnamento per le famiglie in difficoltà, al fine di prevenire situazioni di rischio e limitare il ricorso a misure più drastiche come l’allontanamento. Solo attraverso un approccio integrato, che coinvolga professionisti qualificati, istituzioni e società civile, sarà possibile tutelare realmente i minori e ricostruire un clima di fiducia attorno al sistema di protezione dell’infanzia.