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Bambino morto dopo malore a scuola, la scoperta sul padre: “È il cantante”

Ambulanza e soccorsi: immagine di repertorio legata a un’emergenza sanitaria

Una tragedia improvvisa ha sconvolto Lecce nel pomeriggio del 2 marzo 2026: un bambino di 11 anni è morto poche ore dopo essersi sentito male a scuola, nonostante l’intervento del 118 e i tentativi di rianimazione in ospedale. L’episodio ha lasciato sgomenti compagni, insegnanti e l’intera comunità cittadina.

Secondo quanto ricostruito, il malessere sarebbe iniziato durante le lezioni. Dopo la segnalazione della scuola, il padre si sarebbe recato nell’istituto per riportare il figlio a casa, ritenendo si trattasse di un’indisposizione destinata a risolversi con il riposo. Tuttavia, la situazione sarebbe degenerata rapidamente.

Il bambino era figlio di Diene Cheik Amadou Bamba, conosciuto come Khadim, cantante del gruppo Ghetto Eden, con collaborazioni anche con la band salentina Sud Sound System. Al momento, le cause del malore che si è rivelato fatale non risultano ancora chiarite.

La dinamica dei fatti e la rapidità con cui il quadro clinico è precipitato hanno alimentato un’ondata di commozione in città e nel mondo scolastico. Ora l’attenzione si concentra sugli accertamenti utili a stabilire con precisione cosa abbia provocato il decesso.

Ospedale Vito Fazzi di Lecce: ingresso e area sanitaria

Il malessere tra i banchi e la chiamata alla famiglia

Il primo episodio sarebbe avvenuto mentre il bambino si trovava tra i banchi, durante il regolare svolgimento dell’orario scolastico. Avvertito il malore improvviso, gli insegnanti e il personale dell’istituto avrebbero prestato immediata assistenza, valutando la situazione e seguendo le procedure previste in casi di emergenza.

La dirigente scolastica, secondo quanto riportato, avrebbe contattato tempestivamente la famiglia per informare delle condizioni dell’alunno e concordare il rientro a casa. Il padre si sarebbe quindi recato a scuola nel minor tempo possibile per prelevarlo e accompagnarlo nell’abitazione di famiglia.

In questa fase, il rientro a casa avrebbe lasciato intendere un quadro non ancora drammatico, compatibile con un episodio transitorio. Tuttavia, l’evoluzione successiva ha mostrato quanto l’emergenza fosse in realtà più grave e complessa di quanto apparisse inizialmente.

Il peggioramento a casa e la corsa in ospedale

Dopo il rientro, la situazione sarebbe precipitata in modo repentino. Il bambino, mentre si trovava in bagno, avrebbe accusato un secondo episodio, descritto come più severo, fino alla perdita di coscienza. A quel punto il genitore, compresa la gravità, avrebbe richiesto l’intervento urgente dei soccorsi.

I sanitari del 118 sarebbero arrivati rapidamente e avrebbero disposto il trasporto immediato al pronto soccorso dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce. Durante il tragitto e una volta giunti in struttura, le équipe mediche avrebbero avviato le manovre previste nei casi di arresto o grave insufficienza delle funzioni vitali.

Nonostante i tentativi di rianimazione cardiopolmonare, protratti anche in ospedale, non sarebbe stato possibile ripristinare le condizioni necessarie alla sopravvivenza. Il decesso è stato dichiarato poco dopo l’arrivo al pronto soccorso, in un contesto che ha inevitabilmente coinvolto emotivamente familiari e operatori.

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