Dashcam della minicar e telefoni sequestrati: cosa cercano gli investigatori
Uno dei principali elementi acquisiti nell’inchiesta è la dashcam della minicar. I tecnici dovranno stabilire se il dispositivo abbia ripreso gli episodi contestati, se eventuali file siano ancora presenti e se possano fornire indicazioni utili sulla sequenza degli eventi.
Non viene esclusa neppure l’ipotesi che alcuni contenuti possano essere stati rimossi. Anche questo punto sarà oggetto di accertamenti tecnici, necessari per verificare l’eventuale recupero di dati e per comprendere se il sistema di registrazione fosse attivo nelle ore interessate dalla vicenda.
Attenzione anche ai cellulari sequestrati ai due adolescenti. L’analisi dei dispositivi potrebbe chiarire se siano stati girati video, se materiale sia stato inoltrato o pubblicato online e se nelle conversazioni emergano elementi capaci di spiegare le ragioni dei comportamenti contestati.
Fra le piste da approfondire c’è quella di una possibile challenge online. Al momento si tratta soltanto di un’ipotesi investigativa: per poterla considerare fondata saranno necessari riscontri concreti sui dispositivi, nelle eventuali registrazioni o in altri elementi raccolti dagli inquirenti.
Nell’ambito delle verifiche è stato acquisito anche il telefono della madre del diciassettenne, che era alla guida della minicar. La donna, moglie di un carabiniere, avrebbe avuto sul proprio dispositivo un’applicazione per seguire gli spostamenti del figlio e, secondo le informazioni disponibili, potrebbe averla consultata nel periodo in cui si sarebbero verificati gli episodi.

Le famiglie e i sospetti: nessun genitore indagato
Secondo quanto ricostruito finora, le famiglie dei due ragazzi avrebbero notato alcuni cambiamenti nel loro comportamento e avrebbero letto notizie relative a un mezzo simile a quello in uso agli adolescenti. Questo elemento, però, non comporta alcun coinvolgimento diretto degli adulti nell’indagine.
Al momento, infatti, nessun genitore risulta indagato. Sempre secondo quanto riferito, nessuno avrebbe contattato le forze dell’ordine per segnalare sospetti sulla possibile presenza dei figli nella minicar ricercata. È un passaggio che resta sullo sfondo della vicenda, senza incidere sulle posizioni che saranno esaminate dalla Procura minorile.
Baby gang a Roma e precedenti: i profili dei due adolescenti
L’inchiesta, riporta Republica, ha riacceso l’attenzione anche sui percorsi personali dei due ragazzi. Il diciassettenne, stando a quanto riportato, non avrebbe avuto precedenti disciplinari nell’ambiente scolastico e sarebbe stato considerato dagli insegnanti uno studente modello. Fuori dalla scuola, tuttavia, conoscenti avrebbero riferito di atteggiamenti diversi, richiamando anche un precedente episodio di furto che avrebbe coinvolto entrambi.
Il sedicenne viene invece descritto da alcune persone a lui vicine come un giovane con una situazione personale difficile, segnata da lutti e problemi familiari. Dopo una bocciatura al liceo, avrebbe proseguito gli studi in un istituto serale. Alcuni coetanei avrebbero manifestato timore nei suoi confronti e avrebbero segnalato comportamenti aggressivi, circostanze che restano comunque distinte dai fatti oggetto del procedimento.
Nel 2025, un gruppo di genitori di Testaccio avrebbe presentato un esposto in prefettura sulla presenza di una presunta baby gang attiva fra Trastevere e le aree vicine. Il sedicenne sarebbe stato indicato come uno dei riferimenti del gruppo, ma questa segnalazione non costituisce di per sé un accertamento giudiziario né prova responsabilità individuali.
Un ulteriore episodio citato nella ricostruzione risale al 6 ottobre 2024. Edoardo Clementi, 17 anni, morì dopo l’impatto contro un muro mentre, a bordo di uno scooter rubato, fuggiva dai carabinieri. Il sedicenne era con lui e, alla vista dei militari, sarebbe scappato a piedi. Secondo quanto riportato, l’operato dei carabinieri venne ritenuto corretto e la posizione del ragazzo non sarebbe stata approfondita oltre.

Indagini della Procura minorile di Roma: gli accertamenti proseguono
Le testimonianze raccolte descrivono una frequentazione che avrebbe destato preoccupazione nelle rispettive famiglie. I genitori avrebbero tentato di limitare i contatti tra i due adolescenti, temendo un’influenza negativa reciproca, ma i ragazzi avrebbero continuato a vedersi senza informare gli adulti.
Ora l’attenzione resta concentrata sul lavoro della Procura minorile di Roma. L’esame della dashcam, dei telefoni e degli altri materiali acquisiti sarà decisivo per chiarire la dinamica delle aggressioni, quanto sarebbe accaduto dopo gli impatti e l’eventuale esistenza di ulteriori profili di responsabilità.
La situazione rimane dunque aperta. Le ipotesi formulate dagli investigatori dovranno trovare conferma negli elementi probatori e ogni posizione sarà valutata nel rispetto delle garanzie previste per i minorenni. Al centro della vicenda restano le persone ferite e la necessità di ricostruire, con precisione, quelle ore di forte tensione nelle strade di Roma.
