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Banda della minicar: svolta nelle indagini. Colpo di scena sugli aggressori

La minicar scura al centro degli accertamenti

Il veicolo rappresenta uno degli elementi principali sui quali stanno lavorando gli investigatori. Le persone aggredite avrebbero indicato una minicar di colore scuro, utilizzata per avvicinarsi alle vittime prima dell’azione. La ripetizione di questo dettaglio nelle testimonianze viene ora confrontata con quanto emerge dai filmati disponibili.

In particolare, il mezzo sarebbe stato descritto con un’ammaccatura sul cofano. Un segno che, se confermato dalle immagini e da altri riscontri, potrebbe rendere più semplice distinguere l’auto da minicar analoghe in circolazione nella Capitale. L’attenzione si concentra anche sulla possibile targa del veicolo.

Risalire al numero identificativo dell’auto sarebbe un passaggio importante per verificare chi ne abbia la disponibilità e ricostruire i suoi movimenti nelle ore delle aggressioni. Al momento, tuttavia, ogni elemento deve essere sottoposto a verifica: la presenza di una vettura simile in zona non è sufficiente da sola ad attribuire responsabilità.

Una delle vittime avrebbe inoltre fornito indicazioni su un presunto aggressore: un ragazzo dall’aspetto molto giovane, esile, con capelli biondi tagliati molto corti. Si tratta di un particolare che potrebbe trovare conferma o smentita attraverso le registrazioni delle telecamere e il confronto con ulteriori testimonianze.

Le telecamere e i percorsi nei tre quartieri

Le verifiche riguardano le strade di Monteverde, Testaccio e Trastevere, aree non lontane tra loro nelle quali sarebbero avvenuti i sei episodi. Gli investigatori stanno cercando di seguire il possibile percorso della minicar, controllando se il veicolo sia stato ripreso prima o dopo ciascuna aggressione.

Le immagini della videosorveglianza possono aiutare a definire orari, direzioni di marcia e presenze nei punti segnalati dalle vittime. Il lavoro richiede tempo, perché i filmati devono essere selezionati, messi in ordine cronologico e comparati con i racconti raccolti. Anche piccole incongruenze potrebbero risultare utili per ricostruire la sequenza dei fatti.

La vicinanza delle zone coinvolte ha attirato l’attenzione degli inquirenti. Questa concentrazione geografica potrebbe indicare che chi ha agito conosca bene il territorio o sia abituato a muoversi in quei quartieri, ma non permette di stabilire dove vivano i responsabili né di definire con certezza il loro numero.

Gli accertamenti puntano anche a capire se gli attacchi siano avvenuti con modalità identiche oppure se vi siano differenze rilevanti tra un caso e l’altro. Soltanto l’incrocio tra immagini, descrizioni e dati relativi all’auto potrà chiarire se le sei aggressioni a Roma siano parte di un’unica serie.

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