
Bersani Conte Schlein: equilibri e tensioni nel centrosinistra
Il vero nodo, però, resta politico. Per una parte dei dem, infatti, Giuseppe Conte rappresenterebbe un candidato premier più competitivo rispetto a Elly Schlein. Una valutazione che alimenta le manovre interne e che rende il percorso verso una sintesi tutt’altro che scontato.
La segretaria del Pd, dal canto suo, non sembra intenzionata a fare passi indietro. Le primarie restano per lei uno strumento decisivo, forse l’unico, per blindare la propria leadership e contrastare le spinte di chi, nel partito, guarda ad altre soluzioni per Palazzo Chigi. Tra i nomi che circolano c’è anche quello di Silvia Salis, a conferma di un fermento che non accenna a spegnersi.
Nel frattempo, anche gli alleati si muovono con cautela. Angelo Bonelli frena sull’ipotesi di primarie tradizionali e rilancia invece “le primarie per il programma”, spostando l’attenzione dai nomi ai contenuti. Sulla stessa linea Nicola Fratoianni, che osserva: “non mi sembra che i ragazzi che hanno fatto vincere il No al referendum ci facciano come primissima domanda: come scegliete il leader?”.
Una posizione condivisa anche da Stefano Bonaccini, da poco rientrato nella maggioranza dem, che insiste su un punto: “prima serve un progetto che coinvolga”. È proprio qui che potrebbe inserirsi il ruolo di Bersani, in una partita in cui la costruzione di una visione comune appare, oggi più che mai, il vero banco di prova per il centrosinistra.