La madre: “Finché respira io resto con lui”
Accanto all’avvocato, in televisione, c’era la madre del piccolo, Patrizia Mercolino. Le sue parole hanno restituito tutta la dimensione del dolore che la famiglia sta vivendo.
“Oggi sto molto più male del solito, però finché mio figlio respira è lì, è ancora lì”, ha detto. Una frase che racchiude il senso di attesa sospesa che accompagna queste ore.
La donna ha voluto anche ringraziare le migliaia di persone che hanno espresso vicinanza. E ha lanciato un appello chiaro: nessuna raccolta fondi per la famiglia. Le eventuali donazioni, ha spiegato, dovrebbero essere destinate all’AIDO, l’Associazione Italiana per la Donazione di Organi.

Il ricordo di un bambino pieno di vita
Nel racconto della madre emerge l’immagine di un bambino vivace, pieno di energia. “Non si fermava mai”, ha ripetuto più volte, ricordando com’era Domenico prima del ricovero.
Quel 23 dicembre, quando lo aveva portato in ospedale, rappresentava per la famiglia l’inizio di una nuova vita. Il trapianto era stato vissuto come la salvezza. Invece, da quel giorno, tutto è cambiato.
Anche i fratellini, di 5 e 11 anni, hanno compreso la gravità della situazione. “Volevano il fratellino a casa”, ha raccontato la madre. Una consapevolezza arrivata troppo presto.
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Il percorso condiviso e le prossime ore
La pianificazione condivisa delle cure prevede un accompagnamento terapeutico che tiene conto delle condizioni cliniche e della volontà dei familiari. In casi in cui non vi siano prospettive di recupero neurologico, l’obiettivo è garantire dignità e rispetto nel percorso assistenziale.
L’attenzione resta ora concentrata sulle prossime ore, mentre la famiglia continua a rimanere accanto al bambino, senza lasciarlo solo.