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Bimbo col cuore bruciato, cosa succederà ora: dall’ospedale la bruttissima notizia

Famiglia e assistenza: il supporto nel percorso di fine vita

Nel contesto attuale, la presenza e il sostegno alla famiglia rimangono un aspetto centrale. Pur in presenza di valutazioni cliniche che possono attribuire all’équipe sanitaria la responsabilità di definire la futilità delle cure, l’accompagnamento dei genitori viene considerato un passaggio essenziale sul piano umano e deontologico.

Il bioeticista Enrico Furlan, riporta Open, ha evidenziato che il piccolo avrebbe ora il diritto a una fine degna, con il supporto delle cure palliative e con l’assistenza necessaria a evitare sofferenze ulteriori. L’eventuale distacco dai dispositivi di supporto rappresenterebbe l’ultima fase di un percorso avviato con l’obiettivo di garantire una possibilità terapeutica, oggi limitata dalle condizioni cliniche complessive.

Indagini sul trasporto dell’organo: contenitore e mancata tecnologia disponibile

Parallelamente, proseguono gli approfondimenti sugli aspetti organizzativi e tecnici legati al trapianto. Uno dei punti esaminati riguarda il contenitore utilizzato per il trasporto dell’organo. Secondo quanto riportato negli atti, l’ospedale avrebbe avuto disponibile dal 2023 il sistema Paragonix, dotato di sensori per il monitoraggio della temperatura, ma sarebbe stato impiegato un contenitore datato privo di strumenti di controllo avanzati.

Dai verbali emergerebbe inoltre che parte del personale avrebbe riferito di non essere a conoscenza della disponibilità dei dispositivi più moderni, nonostante risultassero presenti in reparto e in farmacia. La direzione strategica avrebbe indicato che erano stati programmati momenti di formazione specifica, tramite comunicazioni interne, che tuttavia non si sarebbero svolti.

Prelievo e conservazione: l’uso di ghiaccio secco e l’effetto sul cuore

Un ulteriore passaggio ricostruito riguarda la fase di prelievo in Trentino-Alto Adige. Dopo l’espianto e il confezionamento in sacchetti sterili, sarebbe emerso che il ghiaccio trasportato da Napoli era insufficiente per garantire la corretta refrigerazione durante il rientro. A quel punto sarebbe stato richiesto materiale aggiuntivo al personale della sala operatoria di Bolzano.

Nella ricostruzione, sarebbe stato utilizzato ghiaccio secco al posto del ghiaccio d’acqua. Il ghiaccio secco, composto da anidride carbonica solida, può raggiungere temperature prossime ai meno ottanta gradi. Per la conservazione di un cuore destinato a trapianto, invece, viene indicata una temperatura intorno ai quattro gradi sopra lo zero. Secondo quanto riportato, l’esposizione a temperature così basse avrebbe compromesso in modo irreversibile il tessuto cardiaco.

Sala operatoria a Napoli: preparazione del paziente e verifica dell’organo

Mentre l’organo veniva trasportato verso la Campania, in sala operatoria il bambino sarebbe stato già preparato per l’intervento. Il chirurgo responsabile, Guido Oppido, avrebbe proceduto con la cardiectomia, ovvero l’asportazione del cuore malato, ritenendo di aver ricevuto conferme sulla procedura da parte del team impegnato nella gestione del cuore del donatore.

Secondo quanto descritto, quando il contenitore è stato aperto, l’organo sarebbe apparso bloccato in un blocco di ghiaccio. Sarebbero stati necessari minuti per tentare l’estrazione e uno scongelamento d’urgenza, senza tuttavia ottenere risultati utili dal punto di vista trapiantologico.

Comunicazioni e responsabilità: il “deficit comunicativo” indicato dagli ispettori

Gli ispettori parlano di un deficit comunicativo all’interno della catena operativa. Il primario avrebbe riferito di aver interpretato un assenso verbale prima di procedere con l’asportazione definitiva dell’organo del bambino. Tuttavia, secondo la ricostruzione, altri componenti dell’équipe in sala non avrebbero confermato di aver pronunciato quella parola o di aver fornito una conferma esplicita.

In assenza di alternative immediate, i sanitari avrebbero comunque tentato l’impianto del cuore lesionato, ma i tentativi di ripresa non avrebbero avuto esito. Da quel momento si sarebbe reso necessario il ricorso alla circolazione extracorporea e la ricerca di un nuovo donatore compatibile, con l’evoluzione clinica che ha portato all’attuale fase di valutazione sulla prosecuzione o sospensione delle terapie.

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