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Bimbo trapiantato, annuncio della mamma in tv: “Non ci sono speranze, ora potete lasciarlo andare”

Esclusa l’ipotesi di un secondo trapianto

Un ulteriore elemento indicato come determinante riguarda la valutazione di un gruppo di specialisti convocati da diverse realtà italiane. Il pool, secondo quanto riferito, ha escluso la possibilità di un secondo trapianto di cuore, ritenendo le condizioni del bambino «non compatibili con un nuovo intervento». Di conseguenza, il piccolo sarebbe stato rimosso dalla lista d’attesa per un ulteriore organo, chiudendo questa opzione terapeutica.

Di conseguenza, il piccolo sarebbe stato rimosso dalla lista d’attesa per un ulteriore organo, chiudendo questa opzione terapeutica. La richiesta di Pianificazione condivisa delle cure rientra tra gli strumenti utilizzati quando, sulla base del quadro clinico e dei pareri specialistici, diventa prioritario garantire comfort, contenimento della sofferenza e assistenza globale.

Trapianto di cuore: immagine di repertorio collegata al caso del bambino ricoverato

La fiaccolata a Nola e il sostegno della comunità

Parallelamente agli sviluppi clinici, la vicenda ha avuto un forte impatto anche fuori dall’ospedale. A Nola, città di origine della famiglia, si è svolta una fiaccolata di solidarietà: una partecipazione collettiva che ha accompagnato i giorni più difficili del ricovero. Tra i segni di vicinanza, è stato ricordato uno striscione con la scritta “Per il nostro guerriero”.

In questo contesto, Patrizia ha pronunciato parole che descrivono la dimensione umana della vicenda: «Finché respira è vivo». La frase è stata riportata come espressione della speranza mantenuta nel tempo e, insieme, della consapevolezza maturata di fronte alla gravità del quadro clinico. Le manifestazioni di supporto si sono concentrate sia sulla presenza fisica vicino alla famiglia, sia sul sostegno morale in una fase segnata da decisioni complesse.

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La visita dell’arcivescovo e l’inchiesta della Procura

In ospedale, nei giorni più recenti, è tornato anche l’arcivescovo di Napoli, Domenico Battaglia, per una terza visita. Secondo quanto riferito, il presule si è trattenuto a lungo accanto alla madre in un momento di raccoglimento e preghiera, offrendo una presenza pastorale in un contesto di particolare sofferenza.

La madre ha inoltre voluto ringraziare le persone che hanno espresso vicinanza anche sul piano economico. Allo stesso tempo, ha chiarito di non voler accettare donazioni personali, invitando chi intende contribuire a rivolgersi all’AIDO, richiamando l’importanza della cultura della donazione degli organi. Un tema che, in casi legati ai trapianti, torna spesso al centro dell’attenzione pubblica e istituzionale.

Sul versante giudiziario, prosegue l’inchiesta della Procura che mira a chiarire i passaggi clinici e organizzativi collegati al caso del trapianto a Napoli. Gli accertamenti, come avviene in situazioni analoghe, sono orientati a ricostruire tempi, procedure e decisioni che hanno segnato il percorso ospedaliero, verificando la corretta applicazione dei protocolli e l’eventuale presenza di criticità.

La madre non è entrata nei dettagli degli aspetti investigativi, ma ha lasciato un messaggio che accompagna lo sviluppo dell’indagine: «Quello che è successo a mio figlio non deve essere dimenticato».

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