Orbán, accuse a Facebook e attacco a Peter Magyar
Nel quadro delineato dal governo Ungherese, vengono citate anche presunte minacce di violenza e la possibilità che emergano contestazioni sui risultati. Orbán ha fatto riferimento a «accuse di brogli elettorali completamente inventate», sollevate prima ancora dell’apertura dei seggi.
Osservatori indipendenti: criticità già segnalate in passato
Parallelamente, alcune organizzazioni indipendenti ricordano che il tema della regolarità del voto è stato già sollevato nelle precedenti tornate elettorali. Márta Pardavi, copresidente del Comitato di Helsinki, ha dichiarato che «il sospetto di brogli non è una novità», richiamando problematiche evidenziate nel 2018 e nel 2022.
Pardavi ha sottolineato che, con una competizione più serrata, potrebbe aumentare la pressione sugli elettori in aree economicamente fragili. Tra gli aspetti indicati come delicati figura anche il voto per posta degli ungheresi residenti all’estero, dove vengono segnalate criticità legate alla segretezza e alla custodia delle schede.
Voto dall’estero e liste elettorali: i punti segnalati
Secondo Pardavi, resta aperta anche la questione dell’aggiornamento delle liste in alcune comunità ungheresi fuori dal Paese. «C’è un punto interrogativo che riguarda i morti», ha affermato, aggiungendo il rischio che elenchi non aggiornati in Serbia o Romania possano consentire a qualcuno di «votare al posto di un morto».
Il confronto politico resta quindi concentrato su due piani: da un lato le accuse del governo sul ruolo dei social media e sulle presunte manovre dell’opposizione, dall’altro le osservazioni di enti indipendenti che richiamano criticità già documentate nelle precedenti elezioni.