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“Ca**, siamo..”. Garlasco, il padre di Alberto Stasi e la drammatica intercettazione: cosa dice al figlio

Il delitto di Garlasco continua a essere oggetto di attenzione mediatica e giudiziaria a quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi. In un contesto in cui proseguono verifiche e approfondimenti, è tornata a circolare un’intercettazione ambientale registrata nei giorni immediatamente successivi al delitto, con protagonisti Alberto Stasi e suo padre, Nicola Stasi.

La conversazione, risalente al 23 agosto 2007, è stata riproposta anche in televisione e viene oggi riletta alla luce delle nuove piste investigative che coinvolgono Andrea Sempio, mentre la condanna definitiva di Stasi a 16 anni di carcere resta un punto fermo del percorso processuale fin qui compiuto.

Alberto Stasi in una foto d'archivio
Chiara Poggi in una foto

Delitto di Garlasco: il contesto giudiziario e mediatico

Il caso di Garlasco è stato caratterizzato nel tempo da fasi processuali complesse e da una forte esposizione pubblica. Alberto Stasi, all’epoca fidanzato di Chiara Poggi, ha sempre dichiarato la propria innocenza. Dopo due assoluzioni nei primi gradi di giudizio, è arrivata la condanna definitiva in Cassazione a 16 anni.

Nel 2013 è morto il padre di Alberto, Nicola Stasi, mentre il procedimento non era ancora concluso. La vicenda è rimasta negli anni al centro di ricostruzioni, analisi e nuove ipotesi investigative, che periodicamente riaccendono l’attenzione sul caso.

L’intercettazione del 23 agosto 2007 tra Alberto e Nicola Stasi

L’audio riproposto di recente riguarda un’intercettazione ambientale del 23 agosto 2007, a dieci giorni dall’omicidio di Chiara Poggi. La registrazione restituisce un dialogo familiare che, secondo quanto emerso, riflette la pressione e l’incertezza vissute in quella fase iniziale delle indagini.

Nel passaggio trasmesso, Nicola Stasi si rivolge al figlio con parole di incoraggiamento, esprimendo timore per gli sviluppi dell’inchiesta: “C’è la speranza che questi esperti trovino subito qualcosa in questa indagine che hanno lì da parte, sennò è la nostra rovina, in tutto e per tutto. Lui in un modo, noi nell’altro, dobbiamo sollevarci. Siamo caduti, ok? Siamo caduti, devi cercare di tirarti su, altrimenti non puoi rimanere giù, Alberto… Come fanno a sollevarsi? Sì, perché è tutto solo contro di noi, non credo”.

Nella stessa conversazione interviene Alberto Stasi, descritto come provato, che risponde: “C***, peggio di così non poteva andare. La persona è sbagliata, il momento è sbagliato, il luogo è sbagliato, l’ho vista per ultimo lì, ma lui va da casa da solo. Non c’è paura”.

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