
Tra la notte di sabato 28 e domenica 29 marzo torna l’ora legale: le lancette andranno spostate in avanti di un’ora, con effetti immediati su ritmi quotidiani, trasporti e organizzazione delle attività. Un passaggio abituale per milioni di cittadini, ma quest’anno la data è osservata con particolare attenzione perché in Italia è stato avviato un percorso istituzionale che valuta l’ipotesi di ora legale permanente.
Il tema non è nuovo, ma nelle ultime settimane è entrato in una fase più strutturata: alla Camera dei deputati è partita un’indagine conoscitiva per misurare, con dati e audizioni, i possibili effetti di una scelta che eliminerebbe il ritorno all’ora solare. Sul tavolo ci sono ricadute potenziali sul risparmio energetico, sui consumi, sull’ambiente e sull’organizzazione sociale.
Nel frattempo, per i cittadini il cambio resta confermato: nella notte indicata, alle 2:00 si passerà alle 3:00, con un’ora di sonno in meno ma giornate più luminose nelle settimane successive.

Indagine alla Camera: valutazioni sull’ora legale permanente
Il dossier sull’ora legale permanente è stato avviato formalmente in sede parlamentare: la Commissione Attività produttive della Camera dei deputati ha dato il via a un’indagine conoscitiva dedicata agli impatti di un’eventuale adozione stabile dell’ora legale in Italia.
L’iniziativa nasce anche dalle sollecitazioni di realtà come la Società Italiana di Medicina Ambientale e Consumerismo No Profit, oltre al coinvolgimento del deputato Andrea Barabotti.
L’obiettivo è raccogliere elementi tecnici e dati aggiornati prima di qualsiasi decisione normativa. Il punto centrale resta la possibilità di eliminare il cambio stagionale e mantenere lo stesso orario per tutto l’anno, evitando il ritorno all’ora solare in autunno.
Il contesto europeo: decisione ancora bloccata
La questione non riguarda solo l’Italia ma l’intera Unione Europea. Negli ultimi anni, infatti, il tema dell’abolizione del cambio d’ora è stato affrontato a livello comunitario senza però arrivare a una decisione definitiva. Nel 2018 la Commissione europea ha promosso una consultazione pubblica che ha raccolto le opinioni di milioni di cittadini: la maggioranza dei partecipanti si è espressa a favore dell’eliminazione del cambio d’ora stagionale.
Nel 2019 il Parlamento europeo ha approvato una proposta che avrebbe consentito ai singoli Paesi di scegliere tra ora legale permanente e ora solare permanente. Tuttavia, la fase successiva si è bloccata: la pandemia ha complicato le priorità politiche e restano divergenze tra gli Stati membri sulla necessità di coordinare una scelta che incide su trasporti, mercato interno e relazioni transfrontaliere.
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