La visita in ospedale e la diagnosi
Radwah Oda ha raccontato di avere rimandato gli accertamenti, anche per la difficoltà di trovare il tempo per una visita. “Non riuscivo a trovare il tempo per una visita medica e non mi sottoponevo a controlli annuali da anni”, ha condiviso.
La situazione è peggiorata quando sono comparsi vomito e diarrea. La 33enne si è quindi rivolta al pronto soccorso, dove inizialmente i medici le avrebbero comunicato: “È solo un virus intestinale”. Le sarebbero state prescritte cure contro la disidratazione.
Una successiva TAC ha però consentito di accertare il quadro clinico: un tumore al colon avanzato, con venti tumori secondari già presenti nel fegato. La diagnosi ha segnato un improvviso e grave cambiamento nella situazione della donna.
“Quando il medico me l’ha comunicato, ho avvertito un senso di oppressione”, ha raccontato. “Mi sono sentita piccola e vulnerabile, sopraffatta dallo shock. Non riuscivo a credere che stesse accadendo a me. Pensavo di fare tutto il possibile: avevo uno stile di vita sano, mi muovevo regolarmente, usavo solo prodotti naturali. Ero giovane e convinta di poter evitare il cancro”.
Cancro al colon-retto: attenzione ai segnali
Dopo alcuni cicli di chemioterapia, la donna sta ora riponendo le proprie speranze in una sperimentazione clinica. Intanto ha avviato una campagna di sensibilizzazione rivolta soprattutto ai più giovani, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sull’importanza di non trascurare sintomi persistenti.
Tra i possibili segnali associati al cancro al colon-retto rientrano sangue nelle feci, variazioni delle abitudini intestinali, comprese stitichezza o diarrea, e dolore addominale accompagnato da crampi. La presenza di questi disturbi non consente di stabilire una diagnosi, ma richiede una valutazione medica, soprattutto se i sintomi persistono o si ripresentano nel tempo.