Indagini in corso e verifiche su eventuali precedenti simili
Gli inquirenti stanno lavorando per ricostruire minuto per minuto gli spostamenti di Alessandro Ambrosio e del presunto aggressore all’interno e nei dintorni della stazione di Bologna nelle ore precedenti al delitto. L’analisi delle telecamere di sicurezza non si limita al solo parcheggio dipendenti ma si estende ai sottopassi, alle banchine, ai varchi di accesso e all’area circostante viale Pietramellara. Parallelamente, sono in corso accertamenti per verificare eventuali collegamenti tra questo omicidio e precedenti episodi di violenza che si sarebbero verificati in altre città, in particolare in prossimità di stazioni ferroviarie. La figura di Jelenic Marin, già coinvolto in passato in reati commessi in più scali ferroviari, è al centro di un lavoro di confronto tra fascicoli investigativi aperti in diverse procure.
Il medico legale ha effettuato i primi esami sul corpo di Ambrosio direttamente sul posto e, successivamente, presso l’istituto di medicina legale. L’autopsia dovrà chiarire con precisione l’esatta traiettoria del colpo, la distanza di sparo e i tempi del decesso, elementi fondamentali per definire con maggiore accuratezza le responsabilità e la cronologia degli eventi. I risultati dell’esame autoptico verranno messi a disposizione della procura nei prossimi giorni. Gli investigatori stanno inoltre acquisendo testimonianze da colleghi, personale di servizio e possibili testimoni che, al momento dell’aggressione, si trovavano nei paraggi del parcheggio della stazione. Alcune persone hanno riferito di aver udito rumori e concitate voci poco prima del ritrovamento del corpo, dichiarazioni che vengono ora valutate e incrociate con i dati tecnici per verificarne l’attendibilità.
Il profilo della vittima e l’impatto sulla comunità ferroviaria
Alessandro Ambrosio era un capotreno Trenitalia di 34 anni, descritto dai colleghi come un professionista esperto, abituato a gestire ogni giorno il flusso di passeggeri sulle linee nazionali. Pur non essendo in servizio al momento dell’omicidio, si trovava in un luogo strettamente connesso alla sua attività lavorativa, quel parcheggio dipendenti che rappresenta per molti ferrovieri uno spazio quotidiano di transito e di sosta. La morte improvvisa di un lavoratore all’interno di un’area aziendale ha generato forte sconcerto tra il personale ferroviario. Sindacati, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e associazioni di categoria hanno richiesto chiarimenti immediati sulle condizioni di vigilanza nelle aree riservate ai dipendenti e sulle misure già operative per prevenire episodi di violenza nelle zone limitrofe a treni e stazioni.
La vicenda ha riportato al centro dell’attenzione pubblica il tema della tutela degli addetti del trasporto ferroviario, che spesso si trovano a operare in contesti complessi, a contatto con grandi flussi di persone e in fasce orarie notturne o serali. La richiesta di rafforzare presidi di sicurezza, controlli e presenza di personale specializzato è stata rilanciata in queste ore da numerose sigle sindacali. La stessa città di Bologna vive queste ore con un forte senso di smarrimento. L’area della stazione centrale, nodo strategico per la mobilità del Paese, è stata più volte al centro del dibattito sulla necessità di incrementare strumenti di prevenzione, monitoraggio e intervento rapido in caso di episodi critici. L’omicidio di Ambrosio accentua ora la percezione di vulnerabilità di un luogo considerato snodo essenziale della vita quotidiana.

Le reazioni delle istituzioni e il dibattito sulla sicurezza nelle stazioni
La tragedia ha suscitato immediate reazioni nel mondo della politica e delle istituzioni. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha espresso pubblicamente il proprio cordoglio per l’omicidio avvenuto a Bologna, manifestando vicinanza alla famiglia della vittima e ai suoi colleghi di lavoro. Nel suo intervento, Salvini ha ricordato l’impegno del Governo a potenziare le unità di Fs Security, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a circa 1.500 addetti dedicati alla vigilanza di treni e stazioni.
Parole di partecipazione al lutto sono giunte anche dalla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, che ha definito quanto accaduto “un dolore ingiusto, improvviso, insopportabile”, sottolineando la gravità di un episodio che colpisce un lavoratore in un luogo che dovrebbe essere sicuro. Schlein ha richiamato l’attenzione sulla necessità di affrontare in modo strutturale il tema della sicurezza nelle stazioni e nei nodi del trasporto pubblico. Il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha a sua volta qualificato l’omicidio come “un atto gravissimo”, assicurando “piena collaborazione alle autorità inquirenti” per favorire un rapido sviluppo delle indagini e ogni possibile forma di assistenza alle persone coinvolte. L’amministrazione comunale segue da vicino l’evoluzione del caso, in stretto contatto con la Questura e con le strutture competenti.